Paolo Guglielmoni (a sinistra) e Flavio Sala, ossia Bernasconi e Bussenghi.
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20.12.2017 - 06:010
Aggiornamento : 08:18

Frontaliers Disaster, un road movie alla ticinese

In arrivo domani nelle sale della Svizzera italiana - con la regia di Alberto Meroni - il primo lungometraggio che porta sul grande schermo Bussenghi & Bernasconi: “Frontaliers Disaster”

MENDRISIO – Una pellicola attesissima – di centodieci minuti – che, a differenza delle precedenti sbarcate al cinema qualche anno fa, non è una collezione di sketch, bensì un film che ci porterà dentro un’avventura… tutta da ridere. Protagonisti, come ben sappiamo, il frontaliere Roberto Bussenghi (interpretato da Flavio Sala) e il doganiere Loris Bernasconi (Paolo Guglielmoni).

Negli scorsi giorni abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paolo…

Paolo,  raccontami l’archetipo di questo nuovo progetto…

«“Frontaliers” è un prodotto, se vuoi, che abbiamo scoperto io e Flavio in corso d’opera, partendo dalla radio, da Rete Tre... E in maniera inconsapevole ci siamo resi conto che si tratta di un progetto transgenerazionale: a seguirci, infatti, troviamo i bambini, così come i signori di 85 anni. E per non annoiare torniamo in scena lasciando passare almeno tre anni dall’esperienza precedente, tentando, nel contempo, con un po’ di pazzia, di fare sempre qualcosa di più, come in questo caso…».

Vuoi approfondire?

«A darci l’impulso è stato Alberto Meroni che, dopo l’ottima esperienza con “La Palmira” (2013), attraverso la sua casa di produzione, l’Inmagine di Mendrisio, ci ha lanciato questa scommessa. In pratica, si è creato una sorta di binario interessante di commedie ticinesi che raccontano del territorio, impiegando, nel medesimo tempo, i giovani della regione da poco diplomati nelle scuole di cinema».

E del film, in particolare, cosa vuoi dirmi?

«La struttura della pellicola, diciamo, ha incominciato a svilupparsi tre anni fa, mentre il copione - messo a punto da me, Flavio, Alberto e Barbara Buracchio - ha preso forma nel 2016 in circa quattro mesi».

Da quanto mi è sembrato di capire questa volta Bussenghi e Bernasconi non si punzecchiano soltanto sul confine…

«Diciamo che a un certo punto Bernasconi, per una serie di cause di forza maggiore, è costretto a passare ventiquattro ore al giorno con Bussenghi…».

Perché “Disaster”?

«Perché in questa avventura i due sono davvero costretti a parlarsi, guardarsi, studiarsi… Nulla è come prima… (ride)».

Quando sono state effettuate le riprese?

«La scorsa primavera, dall’inizio alla fine di maggio...».

Dove?

«Dal Mendrisiotto al Luganese, dal Bellinzonese fino in Riviera… È un road movie, la dogana del Bizzarone si vede soltanto cinque minuti...».

Un road movie, quindi… Vuoi fare un paragone con almeno un film americano?

«Come impostazione, mi vengono in mente i Blues Brothers… Ma aggiungerei anche un film d’amore… Perché “Frontaliers Disaster”, secondo me, è la versione ticinese di “40 anni vergine”... (ride)».

Un film d’amore?

«Direi di sì… Bernasconi finalmente capisce che, forse, avere qualcuno che gli vuole bene non è poi così male…».

Chi vedremo con voi nella pellicola?

«Tra gli altri Teco Celio, Enrico Bertolino, Sarah Maestri, Herbert Cioffi, così come una lunga serie di personaggi del piccolo schermo...».

Come per i progetti precedenti dei Frontaliers anche per questo film è prevista la pubblicazione in dvd?

«No, questa volta finiremo soltanto sul grande schermo!».

 

La filosofia del regista, parla Meroni

 

Alberto, so che con questo film hai dato l’opportunità a diversi giovani usciti dalle scuole di cinema della Svizzera italiana di lavorare sul set…

«Sì, perché questa è la mia filosofia di base... Come sai, sono un produttore e regista indipendente. Ho 39 anni e quindi relativamente giovane. Ora sono al mio quarto lungometraggio e ho sempre sognato di fare questo mestiere: quando ero adolescente ho chiesto a qualcuno di darmi una mano, ma nessuno si è messo a disposizione, a parte i videoamatori. E oggi vedo questi ragazzi come me all’epoca. Questi giovani mettono veramente l’anima in tutto ciò che fanno… E non si tratta di speculare sul budget, lo avrei fatto anche se avessi avuto a disposizione una montagna di soldi...».

Quanti i ragazzi coinvolti?

«In tutto una ventina: vanno dal fonico al direttore della fotografia, dalla truccatrice al microfonista».

Il 21 dicembre il film sarà nei cinema della Svizzera italiana, ma più avanti anche oltre Gottardo e nella Svizzera romanda. Quando esattamente?

«A metà gennaio, il 17 nella Svizzera francese e il 18 nella Svizzera tedesca».

Come ti sei mosso per il doppiaggio? Non credo sia stato così semplice adattare i testi, le battute…

«Il film è stato sottotitolato, altrimenti sarebbe costato troppo. Per quanto riguarda l’adattamento, beh, certo, non è stato semplice, ma abbiamo tentato di fare del nostro meglio… Si riderà anche a quelle latitudini!».

Info: inmagine.ch

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