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LOCARNO
03.08.2017 - 16:240
Aggiornamento : 19:37

Scandalosa Fanny a Locarno nei panni di un ex uomo diventato lesbica

L’attrice Fanny Ardant stasera in Piazza Grande con una storia transgender. «L’amore è energia per la vita»

LOCARNO - Nasce uomo. Fa un figlio. Il suo corpo di uomo però non gli appartiene. Diventa donna ma resta attratto dalle donne. Potrebbe sembrare una delle tante storie gender di cronaca che spesso leggiamo sui giornali. È invece la trama di "Lola Pater" (stasera in Piazza Grande), film franco-belga di Nadir Moknèche, interpretato da una splendida Fanny Ardant, che da sola supera il film, alle prese con un figlio adulto che scopre che il papà Farid è diventato Lola. «Non sono gay, sono un uomo diventato lesbica» cerca di chiarire Lola nel film. La confusione regna tuttavia nella mente del figlio che fa fatica a metabolizzare la metamorfosi del papà che non vedeva da 25 anni. Fanny Ardant nei film non si è mai risparmiata. E una a cui piace scandalizzare. «Ho amato questo ruolo sin da subito. Avevo capito, sin dalle prime battute, che si trattava di un personaggio molto forte. Erano molti gli aspetti che mi interessavano: la connessione tra fantasia e vulnerabilità, capire se il sentimento materno fosse così diverso da quello paterno».

Di ruoli forti la Ardant ne ha interpretati molti. Sia al cinema, sia a teatro. Ha perfino baciato sulla bocca Catherine Deneuve in “8 donne e un mistero” di François Ozon. «Ogni film è un'avventura e questo lo è stato più degli altri. Non avevo mai interpretato un personaggio del genere. Mi piacciono i registi che vanno al di là delle apparenze e devo dire che Nadir Moknèche con me è davvero andato oltre».

Per lei si tratta comunque di un gioco. Nessuna preparazione accademica. Nessuna ricerca o studio del personaggio. Un mondo lontano dall’Actor Studio. «Ho sempre recitato con incoscienza - si racconta - non sono andata ad esaminare come vivono i transessuali, non ho fatto studi in merito. Mi sono fidata del regista, mi sono lasciata guidare, ogni tanto mi diceva di parlare con un tono della voce più basso».

La interrompe il regista Nadir Moknèche: «Ho usato lei e non un attore transgender, perché non esistono attori del genere. Non ancora, almeno. Forse fra 20 anni. E non ho voluto usare veri transessuali perché ho realizzato un film, non un documentario. Inoltre mi piace molto lavorare con gli attori e discutere con loro. È un lavoro interessante».

Per Fanny Ardant, che di film ne ha fatti tanti, non si tratta proprio di un lavoro. «È piuttosto uno stato d'animo. È un rendersi disponibile ed entrare in un universo, in questo caso nell'universo del regista. È un mestiere dove c’è ambiguità, passione, eccitazione. C'è il piacere di ricominciare sempre da capo. Ogni volta c'è un regista nuovo, un personaggio nuovo, insomma si riparte da zero. Insomma è un mestiere che non si può fare se non si ha un grande amore per esso».

 

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