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VERSCIO
18.09.2015 - 12:430
Aggiornamento : 20.07.2016 - 09:14

80 anni, auguri Dimitri. "Amo ancora mia moglie, il mio lavoro e la vita"

Grande festa, questo week-end, per il "Giubileo" del più famoso clown svizzero che ci ha aperto le porte del suo Teatro e ci ha svelato il suo desiderio: migliorarsi ancora

VERSCIO - Mentre la pioggia si infrange contro gli allestimenti colorati e floreali per il “Giubileo” del Teatro Dimitri e del suo fondatore, in quel di Caraa du Teatro Dimitri è il sorriso del clown più famoso della Svizzera a riportare luce nel patio del Teatro.

Tra un gruppetto di operai al lavoro per i festeggiamenti (questo fine settimana) del suo compleanno (oltre ai 45 del Teatro, i 40 della scuola e i 15 del museo comico), e a poche ore dal traguardo degli 80 anni, Dimitri - al secolo Dimitri Jacob Müller -, ci svela di non conoscere i dettagli della grande festa organizzata dalla figlia Masha e tutto il suo entourage, ma si dice pronto a farsi sorprendere. Tutto questo mentre ci racconta un po’ di sé e ci anticipa il suo nuovo progetto.

Figlio di artigiani/artisti, in qualche modo la sua arte ha una componente artigianale, o sbaglio?
"Si può certo dire che un bravo artista è pure un bravo artigiano. Mio padre era pittore e scultore. Mia madre era un po' entrambe le cose, ma preferiva farsi chiamare artigiana. Io ho fatto il mestiere del vasaio, ceramista, tornitore. Poi dopo sono diventato clown e artista, ma ho mantenuto sempre un legame con l'artigianato".

Il costruire, d’altra parte è nella sua natura. Avete eretto il vostro “tempio”, che è il Teatro, poi la scuola, quindi il museo e ora il Parco e la Casa del Clown…
"Questo Teatro è sorto per esaudire la richiesta di molti giovani che volevano imparare questo mestiere. Qui si impara un teatro totale, completo, che non è solo recita e parola, ma è acrobazia, mimo, giocoleria, musica e molto altro. È nata quindi l'idea di fondare una scuola per accontentare questi giovani. Non certo perché volessi immortalarmi. Il Teatro, poi, ha risposto alla mia necessità mia di avere un luogo dove esibirmi e permettere ad altre persone di farlo a loro volta".

Quando ha capito di voler fare del clown una professione, anzi, una scelta di vita?
"Dice bene, è proprio una scelta di vita. Non solo avevo la voglia di far ridere, ma ho visto che funzionava. La gente voleva vedermi, quindi ho sviluppato questo dono che è diventato la mia professione. È sempre stato il mio sogno quello di fare il clown. Trovo che sia un mestiere molto bello, difficile, completo e raro. Ho capito che avrei fatto questo da piccolissimo, avevo circa 7 anni. Era il mio sogno, l'ho inseguito, non ho mollato, ed eccomi qui".

Lei si definisce un poeta. Come si fa a rappresentare la poesia senza la parola?
"Henry Miller, ne 'Il sorriso ai piedi della scala' diceva: 'Il clown è un poeta in azione. È lui stesso la storia che interpreta'. Può capitare di trovare della poesia anche al di fuori di un libro, magari guardando un bel panorama, o in un dipinto. Il poetico è legato alle emozioni che si riescono a suscitare".

Nel suo caso l’uomo e l’artista non sono scindibili, al punto che ha persino cambiato nome. Non ha mai paura che la maschera prenda il sopravvento sull’uomo?
"Nel mio caso, come per altri clown, c'è davvero una minima differenza fra l'uomo privato e quello professionale. Non vivo la schizofrenia dell'attore che deve recitare una parte opposta al suo carattere. Penso a Bruno Ganz, un mio amico, che ha dovuto sostenere il ruolo di Hitler. Non è facile identificarsi con un personaggio del genere. Il clown, invece, recita sé stesso, perché è un po' clown anche nella vita".

Poteva “metter su casa” ovunque, invece ha scelto il Ticino. Jung riteneva che uno “sconosciuto spirito del luogo” pervadesse queste terre. E’ questo che l’ha portata a tornare qui per rimanervi?
"Non dimentichiamo che sono nato ad Ascona e sono cresciuto in queste zone. È chiaro quindi che mi sentivo attirato da questa terra. Qui ho tanti amici e il paesaggio mi piace. Credo però che vi siano luoghi con un certo carisma, un certo magnetismo. Un po' come per il Monte Verità. Molti confermano che, senza poter spiegare il perché, ha una forza quasi magnetica. Io sento questa forza, entro in un luogo e subito mi sento a mio agio oppure no. Quando ho scoperto questo terreno, e la casa che ora ospita il teatro, ho subito sentito un qualcosa. Questa struttura, d'altra parte, risale al 1664, era il periodo della commedia dell'arte. Ciò mi ha fatto pensare e, un po', mi ha convinto ad acquistarla".

E con i ticinesi che rapporto ha?
"Buonissimo. Ad Ascona ci sono nato, ma oggi mi piace meno. È diventata molto turistica e in un certo modo hanno un po' rovinato l'autenticità del luogo. Qui, invece, è un vero paese. Il sindaco e i residenti, quando siamo arrivati, erano addirittura scettici nel veder tutti questi attori strani. Con gli anni ci siamo ben integrati. Oggi sono cittadino onorario di Verscio e la via del teatro porta il mio nome".

E con la politica ticinese?
"Io non amo fare politica, non sono iscritto a nessun partito. Ma sono di sinistra, il mio cuore è a sinistra. Qualsiasi movimento di destra non mi garba tanto. Fortunatamente ho diversi amici con i quali discorrere di politica e filosofia. Poi... Siamo in una democrazia. Ognuno ha il diritto di esprimersi".

Gunda Salgo, l’amore. Quanto è importate nella vita di un uomo, e in quella di un artista?
"Si dice che dietro a un uomo di grande successo c'è sempre una donna esausta. Ma può essere vero anche il contrario. Devo dire che senza mia moglie tante cose non le avrei realizzate. A parte il grande amore che abbiamo da sempre, abbiamo festeggiato le nozze d'oro qualche anno fa, lei è quella persona che ha il coraggio di dirmi la verità. È molto importante per un artista avere qualcuno che ti dica anche quando stai sbagliando".

Se dovesse tracciare per punti il suo percorso attraverso le personalità che le hanno dato di più a livello artistico, ma anche umano e spirituale, quali citerebbe?
"Ci sono artisti che ho sempre ammirato, come il clown Grock, che però non ho mai conosciuto personalmente. O Marcel Marceau che è stato il più grande mimo del secolo scorso. È stato il mio maestro e anche amico. A lui devo molto".

Cosa vuole fare da grande? Ha dei sogni incompiuti? Dei progetti?
"(Ride) Vorrei migliorare ancora come clown. Poi ho un grande progetto che covo da anni e che sta per realizzarsi. È un film di cui ho scritto anche la sceneggiatura. Si tratta di un comico-burlesco-poetico-muto nel quale reciterei il ruolo principale, quello di un capostazione un po' strano. Non è autobiografico. Ho già trovato un bravissimo regista che è Mohammed Soudani e ora stiamo rimettendo mani alla sceneggiatura e presto si inizierà a realizzarlo.

Il suo teatro è multidimensionale come si evolve? Se guardiamo all’orizzonte cosa immaginiamo per il futuro di questa arte?
"Contrariamente a quello che pensano in tanti è cambiato poco da quando ho iniziato a esibirmi. La gente ride sempre per le stesse cose. Si ama ancora la comicità ingenua, pura, fresca e poetica. E credo che sarà così sempre".

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