LUGANO
11.05.2015 - 06:140

"Faccio fumetti, ma su due cose non scherzerei mai"

Intervista a Stefano Frassetto, fumettista italiano autore delle strisce quotidiane su 20 minuti. Al Liceo di Lugano ha parlato di fumetti. E di fronte alla reazione dei ragazzi è rimasto senza parole

LUGANO – Qualche giorno fa Stefano Frassetto è stato invitato al Liceo di Lugano per parlare di fumetti. Il suo nome probabilmente non dirà molto. Ma i lettori di 20 minuti conoscono molto bene le coppie di Edo e Pedro, o di Ippo e Rufus. Sono i personaggi che quotidianamente animano le strisce di fumetti presenti sul giornale. L'autore è lui, Stefano Frassetto, noto fumettista. Di fronte agli studenti ticinesi è rimasto senza parole quando alla domanda se qualcuno leggesse dei fumetti c'è stato il silenzio totale.

Cosa voleva dire quel silenzio?

“Vuol dire che per i ragazzi di oggi il fumetto non rappresenta più quello che rappresentava per la mia generazione o per quelle precedenti”.

Per te cosa rappresentava?

“Insieme alla televisione era l’unica forma di intrattenimento. Non avevamo i videogiochi, nè il pc. I programmi per i bambini erano pochissimi e dall’Italia si guardava la tv svizzera per non perdere il mitico Scacciapensieri. Il fumetto rappresentava un’altra forma di intrattenimento. Oggi i giovani hanno altri stimoli. Eppure il fumetto è qualcosa di molto immediato. Forse bisognerebbe fare opera di sensibilizzazione nelle scuole”.

Oggi invece il fumetto come sta?

“Circola più facilmente su Internet. Si è ritagliato uno spazio sui social network. I tre disegnatori più importanti in Italia Zerocalcare, Sio (Simone Albrigi) e Don Alemanno sono nati su Internet, il primo con un blog, il secondo con Facebook e il terzo con Youtube. Quando hanno raggiunto cifre elevate, l’editoria si è accorta di loro e ha stampato i loro fumetti”.

È uscito di recente il tuo libro di strisce a fumetti dal titolo “35 metri quadri. Idioti in condominio”.

“Sono strisce in cui si parla delle vite di una serie di protagonisti che vivono in un palazzo rovinato, situato in un quartiere decadente. I due protagonisti fanno sempre la figura di due idioti. Ma sono due idioti simpatici’”.

Come nascono le storie delle strisce?

“Alcune nascono da esperienze personali. Sono cresciuto in un quartiere vivace di Torino. C'era molta emigrazione, e non era facile l'integrazione. Insomma un ambiente dove la vita non sempre è stata semplice, per cui mi viene facile citare episodi di vita reale. Ci sono però anche episodi che nascono dal racconto di amici e familiari”.

I due protagonisti sono Edo e Pedro. Due personaggi noti ai lettori ticinesi perché sono presenti nelle strisce pubblicate quotidianamente su 20 minuti. Come sono stati partoriti?

“Sono la mia strana coppia: due persone dal carattere diametralmente opposto che convivono nella stessa casa. Uno è disordinato, anarchico, pasticcione e sporco. L'altro è maniacale, pulito e ordinato. Non ho inventato nulla di nuovo. Prima di me c'è stata la celeberrima commedia di Neil Simon 'La strana coppia'. Sono partito da lì e ho introdotto personaggi secondari, come il personaggio del reduce dal Grande Fratello, il killer a pagamento per la mafia, il vicino psicopatico che vive con la madre morta.

Ci sono argomenti che preferisci non trattare?

“La religione. Ma solo perché è un argomento su cui non mi diverte scherzare. Mi sembra che susciti poco interesse. Non scherzerei mai sulle malattie. Il mio umorismo si ispira molto a quello delle sitcom. Sin da piccolo ero appassionato di telefilm. Ho visto di tutto: dagli anni 80 con Arnold e i Jefferson, fino ad oggi con Big Bang Theory. Le strisce e le sitcomedy si assomigliano. Hanno meccanismi parelleli: le strisce possono essere autoconclusive attraverso una sola battuta, oppure ne puoi realizzare trenta e parlare dello stesso argomento”.

Mai avuto paura di urtare la sensibilità di qualcuno?

 “È successo proprio qui in Ticino. Avevo realizzato una striscia in cui si ironizzava sull'essere italiano. Da italiano avevo fatto un po' di autoironia, saper ridere di se stessi rende la nostra vita migliore, ma non è stata molto gradita da qualche lettore italiano”.

Qual è il fumetto più bello della storia dei fumetti?

“La domanda è difficilissima. Ce ne sono tanti belli. Mi limito a esprimere un giudizio solo sul genere delle strisce fumettistiche, e non posso non citare il Peanuts di Schulz. Lo considero il Vecchio Testamento. Ha fatto la storia perché ha cambiato il linguaggio, ha dato una caratterizzazione profonda ai personaggi che fino ad allora era sconosciuta. Stesso discorso vale per Calvin e Hobbes di Bill Watterson,  unico per dinamicità ed espressività. Aggiungerei anche Doonesbury di Gary Trudeau”.

Qual è stato il primo fumetto che hai letto?

“Era un fumetto danese degli anni '70 molto particolare, perché anziché le classiche nuvolette aveva le didascalie. Si chiamava Petzi. Era la storia di un orsetto che con una banda di amici si costruiva una barca per girare il mondo".

Quelli che invece non ami?

“Non mi piacciono i supereroi. Quelli della Marvel tanto per intenderci. Anche i manga non mi appassionano”.

Se avessi di fronte un ragazzino cosa gli diresti per appasionarlo ai fumetti?

"Che farebbe meno fatica a leggere un fumetto che un libro (ride). Gli direi che se riesce ad avere pazienza e ad andare avanti con la lettura potrebbe appassionarsi e identificarsi con i personaggi. È bellissimo quando uno acquista la familiarità con i personaggi. Gli direi che il fumetto è qualcosa di terapeutico, di rilassante".

 

Il libro "35 metri quadri. Idioti in condominio” può essere acquistato su Amazon, oppure su fumetto online (http://www.fumetto-online.it/it

 

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