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“The Sandman” non è un incubo ma non ci ha fatto sognare

STREAMING“The Sandman” non è un incubo ma non ci ha fatto sognare

19.08.22 - 06:30
La nuova serie di successo di Netflix, che convince solo in parte, racconta di un dio caduto in cerca di riscatto
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“The Sandman” non è un incubo ma non ci ha fatto sognare
La nuova serie di successo di Netflix, che convince solo in parte, racconta di un dio caduto in cerca di riscatto

LUGANO - C'era una volta Morfeo, dio dei sogni, che un giorno – mentre si trovava sulla Terra a caccia di incubi – rimase intrappolato (per sbaglio) dal sortilegio di uno stregone dilettante. Resterà così, isolato in una magica prigione, per quasi un secolo mentre il mondo terreno cambia e quello onirico, inesauribilmente, crolla.

Una volta libero si troverà a doverlo ricostruire. È questo, più o meno, il canovaccio di “The Sandman”, ultimo successo Netflix tratto da un venerato fumetto dell'autore britannico Neil Gaiman. Ritenuto da molti inadattabile allo schermo per il taglio onirico e decadente, ci arriva dopo decenni (davvero) di tentativi mai andati in porto. Il risultato è per certi aspetti riuscito e decisamente no per altri.

Ma andiamo con ordine. Per situare bene questa serie, a cui ha lavorato estesamente lo stesso Gaiman, è importante un po' capire come (e dove) stia messa Netflix di questi tempi: ovvero apertamente in difficoltà per quanto riguarda i contenuti e marcata stretta (se non superata) dalla concorrenza.

Il motivo, inutile girarci attorno, è da ricercare nel calo netto della qualità della sua produzione che già da un po' di tempo manca di mordente, inventiva e freschezza e si è adagiato a ridosso della linea della mediana mediocrità (e non si capisce bene se per caso, pigrizia o volontà dichiarata). Ecco, “The Sandman” arriva proprio in un momento così, con aspettative molto alte di una possibile redenzione che però arriva solo in parte.

Già perché anche se da una parte è evidente che si tratta di una produzione fatta con tutti i crismi, a partire dal cast con gente di stracalibro (impossibile non citare il sempre colossale David Thewlis) così come un apparato tecnico di pregio estremo, dall'altra resta sempre quella sensazione lì. Ovvero di avere fra le mani un qualcosa su cui, a un certo punto, sia poi calata una sorta di livella che ne ha determinato estetica – spesso troppo pulitina – e svolgimento narrativo, a tratti poco ispirato e scolastico.

Occasione sprecata? Più sì che no, ma questo non significa che “The Sandman” sia da buttare. Se questo poi basti, starà a voi deciderlo.

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