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Raccontare la vita come fosse un "Museo", con l'omaggio di (o cosa) è stato importante

CANTONE / SVIZZERARaccontare la vita come fosse un "Museo", con l'omaggio di (o cosa) è stato importante

26.07.22 - 06:30
Il singolo è il debutto del progetto Turicum Bazar, che vede protagonista il ticinese Sisma e altri artisti svizzeri
TURICUM BAZAR
Raccontare la vita come fosse un "Museo", con l'omaggio di (o cosa) è stato importante
Il singolo è il debutto del progetto Turicum Bazar, che vede protagonista il ticinese Sisma e altri artisti svizzeri

ZURIGO - Un nuovo progetto di respiro svizzero per Amos Zoldan, meglio conosciuto a queste latitudini musicali come Sisma. Nome storico del rap ticinese, da qualche tempo è approdato in altri lidi e questa volta ha unito le sue forze con l'Mc grigionese PDDP - già compagno d'avventura ai tempi degli Swiss Avengers - e con altri tre musicisti zurighesi. Da questo mix di talenti ed esperienze è nato "Turicum Bazar" e il debutto del progetto è affidato al singolo "Museo", che parte in romancio e si chiude con le strofe in italiano.

Amos, di cosa hai voluto parlare in "Museo"?
«La mia parte è divisa in due parti: nella prima racconto la mia vita come fosse un museo, quindi tutto quello che ho vissuto. "Se le nostre vite fossero musei / farei un quadro alla mia city ed una statua ai miei", per tributare il giusto omaggio alle persone e ai posti importanti della mia esistenza».

E nella seconda parte?
«C'è il museo dell'hip-hop. Una sorta di Pantheon personale, con i grandi artisti del genere - magari non sempre i miei preferiti in assoluto, ma sicuramente quelli con nomi che si sposavano con le rime».

Possiamo dire che questo è un progetto musicale che lega insieme tutta, o quasi, la Svizzera?
«Assolutamente. Avviene spesso con me, ma definitivamente con Turicum Bazar».

Dell'incontro con PDDP abbiamo già detto, ma com'è nata la collaborazione con i membri zurighesi della combo?
«Sono tutti e tre maestri di musica e uno di essi era mio vicino di casa. Nel suo salotto abbiamo installato lo studio, dove abbiamo creato tutte le canzoni».

Il processo creativo è stato agevole?
«Loro suonavano, io scrivevo ma, per non far sì che suonasse come i miei lavori solisti - e infatti è venuto fuori qualcosa di molto differente - ho coinvolto PDDP, che è come un fratello. È venuto, ha scritto le sue strofe e abbiamo inciso».

È un lavoro più pop rispetto a quanto ci hai fatto sentire negli anni passati.
«Penso che sia un'evoluzione artistica: io so solo rappare e scrivere le rime, ma mi piace adattarmi. Così come nei progetti targati Sisma mi piace mantenere il filo conduttore del mio suono caratteristico, in questa collaborazione mi sono fatto guidare dalle proposte dei miei colleghi. Fermandoli solo quando andavano un po' oltre, tipo Goa party (ride, ndr). Ci siamo venuti reciprocamente intorno ma, alla fine, è farina del loro sacco al 90%».

Come nasce il nome?
«"Turicum" è il nome romano di Zurigo, mentre "Bazar" spiega bene l'essenza del nostro gruppo. Veniamo tutti da situazioni diverse: uno ha un gruppo pop, gli altri due musicisti provengono dalla scena elettronica, mentre io e PDDP veniamo chiaramente dall'hip-hop».

Una unione di stili e provenienze, ma anche di lingue, che fa molto Svizzera...
«È quello che cerco: è qui che ho sempre fatto il mio percorso e sono contento di ciò. Non è mai scontato che un rapper ticinese venga accettato a queste latitudini».

Cosa ci sarà, dopo questo singolo?
«Abbiamo cinque canzoni pronte e ne faremo uscire una al mese. Il debutto con "Museo" è una scelta un po' audace, ma gli altri hanno deciso così e va bene. Il pezzo che considero il più bello? Quello che uscirà per ultimo. Ogni brano, poi, ha il suo videoclip, tutti sullo stile di questo: uno l'ho fatto io sul passo del Grimsel, in moto, un altro è la ripresa di una corsa nel bosco...».

Come vedi la scena hip-hop svizzera contemporanea?
«Ottima, vorrei avere 20 anni in meno e approfittare dell'esposizione mediatica e della credibilità che ricevono gli attuali protagonisti. Tutti i festival mettono artisti svizzeri in cartellone, le tv e le radio passano le loro canzoni. Sono contentissimo per loro. Noi venivamo presi in giro, lottavamo contro i mulini a vento... L'importante è che non si cada nel tranello di dire "Finalmente c'è musica di livello". No, quella c'è sempre stata: solo che non eravamo accettati nel mainstream, facevamo paura».

C'è il rimpianto di non aver tentato la strada dell'Italia?
«Mah, i tempi non erano maturi, quando avrei potuto farlo».

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