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MATHIAS MUHEIM
"The Twenties Are Roaring Again" è il nuovo singolo di Marco Santilli Rossi.
CANTONE
04.01.2022 - 06:000

Il "ruggito" degli anni '20... in chiave electro swing

In "The Twenties Are Roaring Again" Marco Santilli Rossi ha immaginato il futuro, anche in chiave (auto)ironica

LUGANO - È ora di far "ruggire" questo anni Venti del 21esimo secolo, sul modello di quella che era stata una decade brillante 100 anni fa. Ne è convinto Marco Santilli Rossi, che ha pubblicato il singolo "The Twenties Are Roaring Again" proprio sul finire dell'anno che si è appena chiuso. Un divertissement in chiave electro swing, con tanti di «cori à la Andrew Sisters», ci spiega l'autore, a cura di Miriam Dee.

Gli anni '20 hanno ruggito, per ora, solo in senso negativo: pensi che si riuscirà a cambiare rotta?
«Non ho la competenza per fare previsioni sul futuro, non essendo né virologo, sociologo o economista. Il mio compito è piuttosto fornire spunti di riflessione attraverso i testi, talvolta apparentemente leggeri (come nel caso del nuovo singolo) e spesso con una buona dose di (auto)ironia».

Come hai immaginato i decenni a venire?
«Nella canzone mi sono sbizzarrito a “prevedere” eventi differenti, da quelli molto fantasiosi a quelli probabili, da quelli improbabili a quelli che si sperano impossibili (lascio all’ascoltatore valutare la probabilità dei vari eventi). Questo conferma che, pure per la velocità a livello esponenziale con cui le cose cambiano, non riesco a immaginarmi i decenni a venire».

Cosa hai trovato, nel sound di un secolo fa, che lo rende attuale anche oggi?
«Poco o nulla, se consideriamo le tendenze odierne e il jazz delle origini, che era in fondo la musica pop di allora. L’unico strumento ancora presente nella musica “leggera” credo sia il pianoforte, seppure utilizzato in maniera differente. Ci sono tuttavia ancora molti appassionati di quel genere, che lo ballano e lo “vivono”, vedi la scena Lindy Hop e le varie Band “Electro Swing”, stile al quale ho pure io strizzato un occhio in questa produzione».

Cosa c'è, in queste atmosfere musicali, che le rende così irresistibili?
«Usciti da una guerra, Stati Uniti ed Europa vivevano un periodo di prosperità economica, dinamismo sociale, artistico e culturale. E questo si percepisce nella musica spensierata e briosa del Charleston. Sentivo la necessità di fare rivivere pure io questi sentimenti».

«Chi sono gli amici che hai riunito nel ritornello finale?»
«Trattasi di una ventina di personaggi tutti musicalmente “diversi”, dagli entusiasti un po’ stonati alla soprano lirica, che mi hanno mandato la loro parte, registrata sul cellulare. Un modo virtuale di stare assieme, condividendo la stessa melodia piena di positività».

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