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Leti fuori con"Rise", per scatenare un effetto domino per il nostro pianeta

CANTONE/ REGNO UNITOLeti fuori con"Rise", per scatenare un effetto domino per il nostro pianeta

21.12.21 - 06:00
Il nuovo singolo dell'artista ticinese Leti è leggero, ma invita a riflettere
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CANTONE/ REGNO UNITO
21.12.21 - 06:00
Leti fuori con"Rise", per scatenare un effetto domino per il nostro pianeta
Il nuovo singolo dell'artista ticinese Leti è leggero, ma invita a riflettere

LUGANO / LONDRA - Impegnarsi a livello climatico è fondamentale anche nel nostro piccolo, e può creare un effetto domino che porta a ispirare anche gli altri.

Non può, però, bastare. «Dev’esserci un cambiamento del sistema», ci spiega l’artista ticinese Leti, uscita con un nuovo singolo legato proprio al tema della salvaguardia del pianeta. Il brano è intitolato"Rise", ed è disponibile dal 17 dicembre su tutte le piattaforme streaming.

Come ti senti e come mai questo singolo?
«Sono molto contenta perché è un tema che volevo trattare da un po’ di tempo. “Rise” parla della possibilità di tutti noi di essere condottieri nella salvaguardia del nostro pianeta, e volevo farlo in un modo un po’ leggero, in quanto è un tema delicato e molto importante e se l'approccio è troppo rigido, si rischia di perdere l'attenzione di chi ascolta».

Come si alleggerisce un brano con un tema importante?
«Attraverso suoni e arrangiamenti un po’ particolari, ma anche con l'utilizzo di diverse colorazioni nella voce, lanciandosi in uno stile più creativo. Comunque, ovviamente, l’ascolto e le parole invitano le persone a riflettere. La musica unisce e può essere uno strumento efficace per portare consapevolezza su questo tema».

È un tema che volevi trattare da tempo, vero? Come mai questa prudenza?
«Ho deciso di trattare oggi questi temi in quanto in passato ho sempre creduto di dover disporre di conoscenze approfondite per poterne parlare. Ora, pur continuando a dedicare del tempo allo studio del tema, penso che a fare la differenza non sia solo una conoscenza approfondita, bensì anche l'intenzione e la volontà di dare voce e ispirare alla riflessione».

“Rise” nel senso di alziamoci, uniamoci, come popoli?
«Sì, è un invito ad unirsi per dar voce al problema e cercare soluzioni collettive e attraverso azioni individuali. C'è il potenziale di fare una grande differenza sostenendoci a vicenda in quelle che sono nuove abitudini o nuovi modi di vivere più sostenibili. In questo modo è possibile anche ispirare amici o conoscenti e portare ad un effetto domino».

La chiave è però un cambiamento ad un altro livello?
«Si, a livello individuale possiamo fare la differenza, ma una vera e propria trasformazione può avvenire solo attraverso un cambiamento sistemico. Servono delle politiche e restrizioni che incentivino sempre di più, e con una certa urgenza, le persone ma anche soprattutto le organizzazioni a muoversi verso un’economia verde. Dovrebbe diventare una priorità, nell’interesse di tutti, per contribuire ad un futuro prospero per le nuove generazioni e la Terra. Spesso le persone vogliono fare tanto, ma poi si scontrano con la realtà, considerando il loro contributo troppo limitato e finiscono per rinunciarvi. Ma non bisogna mollare, bensì continuare a comunicare, educare, leggere, parlare».

Dal brano si percepisce dell’ottimismo, è così?
«Sì, penso che ci siano tante persone che comunque sono pronte al cambiamento, spesso magari non si sa bene come agire, però la volontà c’è. In ogni caso mi definirei più realista che ottimista, so che per certe cose è un po’ troppo tardi».

Sei soddisfatta della COP26?
«Penso che le azioni parlino più delle parole, quindi non sono molto soddisfatta che ci sia voluto così tanto tempo per arrivare a degli accordi, che comunque sono troppo timidi. Ci sono aree nel mondo e comunità che stanno soffrendo dell'impatto del cambiamento climatico già ora e le misure necessarie per evitare delle catastrofi non ci sono ancora. Speriamo che l'attenzione che c'è stata durante la Cop26 continui e non si dissolva nel nulla. Per me di questa situazione si dovrebbe parlare tutti i giorni, d’altronde è un’urgenza come lo è il Covid».

Un singolo, ma anche un’iniziativa benefica, giusto?
«Dono ogni sterlina incassata ad un'iniziativa che si occupa della riforestazione. Questa canzone mi ha poi dato lo spunto per un progetto per cui sto cercando di raccogliere fondi: la creazione di alcuni workshop di cantautorato, con altri artisti, per parlare con i giovani dell’ansia climatica (climate anxiety), fare ricerche, e capire cosa è importante per loro».

Dopo “Wake up”, “Rise”, si sta formando un filone?
«Sì. Per adesso la mia idea è continuare con dei singoli, ma non per forza dello stesso genere musicale. Mi piace sinceramente l’idea di viaggiare attraverso generi, mi piace sperimentare. Le tematiche comunque resteranno esistenziali ed inquisitive, incentrate sulla vita, ma senza risultare troppo pesanti».

Come mai queste tematiche?
«Fondamentalmente sono domande che mi faccio anche io, sulla vita, sul senso della vita, sul chi siamo, sul nostro ruolo in questa società. Anche la mia pratica dello Yoga e la sua filosofia mi influenzano molto nella scrittura. In questo modo poi è possibile dare voce a quello che tutti ci chiediamo, senza dover essere un insegnante o voler imporre la propria visione. Abbiamo bisogno di spazi di conversazione (in particolare in questo periodo) dove ci si ascolta, dove si esplorano diverse opinioni. È lì che si cresce, nella realtà ci sono tante possibili verità».

Hai già in mente qualcosa per il 2022?
«La mia idea per l’anno prossimo è di produrre completamente la mia musica in maniera autonoma (ora collaboro con un produttore). Poi voglio fare tanti concerti, oltre che riuscire a realizzare il progetto dei workshop e lavorare con i giovani».

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