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Perché Netflix ha deciso di puntare sul manga più assurdo di sempre
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09.12.2021 - 06:300
Aggiornamento : 18:04

Perché Netflix ha deciso di puntare sul manga più assurdo di sempre

Ovvero “Le bizzarre avventure di JoJo” che è uscito da poco con la 6 stagione anche se... mancano le altre

TOKYO - È probabilmente una delle saghe manga più longeve e influenti in assoluto, eppure la conoscono davvero in pochi. “Le bizzarre avventure di JoJo” di Hiroiko Araki, iniziato nel 1987 e tutt'ora in corso, racconta le vicissitudini della famiglia Joestar lungo l'arco di diverse generazioni. 

Ne parliamo perché dal 1 dicembre è arrivata in esclusiva su Netflix la sesta serie del cartone animato, “Stone Ocean” e che racconta la storia carceraria di Jolyne Kujo (la prima e unica JoJo femminile fra tutti i protagonisti). La cosa particolare, o se volete bizzarra visto che siamo in tema, è che in molti paesi (compresa la Svizzera) sulla piattaforma mancano almeno un paio delle altre serie.

Al momento, alle nostre latitudini sono presenti le prime tre (e nemmeno doppiate in italiano) e la quinta (invece doppiata, e pure bene). Resta un buco abbastanza importante e comprende la quarta e soprattutto la quinta, ambientata a Napoli, e che è diventato un vero e proprio fenomeno sul web e sui social a suon di meme.

La scelta di Netflix di accaparrarsi il nuovo tassello della storia, anche se fondamentalmente mancano tutti gli altri, può verosimilmente essere spiegato proprio con la notevole popolarità della serie, e la volontà di “incanalare” il discorso - e gli spettatori - sui suoi canali magari abbandonando quelli un po' più di nicchia (tipo Crunchyroll) dedicati all'animazione giapponese. Non è chiaro, per motivi molto complessi di diritti d'autore frammentari, se il re dello streaming riuscirà prima o poi a completare la saga.

La buona notizia è che il buco non nuoce granché alla visione di “Stone Ocean”, che in realtà può funzionare benissimo da sé e riassume in tempi brevissimi quello che c'è da sapere. In primis il potere stand che è un po' il fulcro della serie - si tratta di avatar personali dotati di poteri speciali - così come i tribolati trascorsi della famiglia Joestar. 

Se la falsariga è quella delle serie carcerarie, anche se il fumetto (del 2004) è precedente pure al capostipite “Prison Break” preferendo ispirarsi piuttosto al cinema e al mitico “Papillon”, la storia rapidamente curva nei folli binari per cui tutta l'opera di Araki è ben nota. Ovvero scontri arzigogolatissimi, avversari assolutamente sopra le righe e una straripante passione per la moda e le citazioni rock (che per motivi di diritti d'autore su Netflix vengono parzialmente oscurate).

Realizzato molto bene, “Stone Ocean” si lascia assolutamente guardare anche se non è affatto per tutti (e lo sa bene).  Resta un tassello abbastanza importante per provare a capire come voglia muoversi Netflix per quanto riguarda i cartoni animati giapponesi e il loro pubblico. Noi la consigliamo senz'altro a chi non disdegna l'animazione e ha voglia di lasciarsi stupire. Al momento sono disponibili le prime 12 puntate, altre sono previste nel 2022.

 

 

 

 

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