"Schumacher", il racconto di un uomo alla ricerca costante del limite
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17.09.2021 - 06:300

"Schumacher", il racconto di un uomo alla ricerca costante del limite

La famiglia non ha lasciato alcun spazio al voyeurismo sulle attuali condizioni di salute del campione di Formula 1

BERLINO - "Schumacher", il documentario che racconta la vita del campione di Formula 1, è stato pubblicato il 15 settembre su Netflix. Si tratta di un lavoro lungamente atteso dai fan del pilota tedesco e, più in generale, dagli appassionati di motori.

La figura di Michael Schumacher è entrata nella leggenda per ciò che ha saputo compiere sulle piste di tutto il mondo ed è stata resa più drammatica dall'incidente sulle nevi francesi di Méribel del 29 dicembre 2013. Intorno a quella fatale giornata ruota l'ultima parte del film diretto da Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker e Michael Wech, che ha potuto contare (l'unico finora) sul supporto ufficiale della famiglia Schumacher. «Non ho mai incolpato Dio per ciò che è successo quel giorno maledetto, si è trattato solamente di sfortuna che ci ha colpiti nel momento più felice della vita» spiega la moglie Corinna.

Prima che il ricordo arrivi a quel giorno di otto anni fa, "Schumacher" si snoda attraverso il racconto in immagini e parole - dove possibile è lo stesso Michael a parlare, in interviste d'archivio - del cammino verso la gloria sportiva. Dall'infanzia con pochi mezzi ai primi successi, al debutto in Formula 1 nel 1991 e alla prima vittoria all'età di 23 anni. Ospiti svariati dei colleghi e dei rivali di Schumacher: da Flavio Briatore a Jean Todt, da Mika Hakkinen a Eddie Irvine, passando per David Coulthard, Bernie Ecclestone e così via.

Il fil rouge del documentario è quello del limite (o dei limiti), che Schumacher ha cercato per tutta la vita di raggiungere o superare. Le parole che aprono il film, sul limite oltre al quale non puoi spingere l'auto e la vita, sono emblematiche. Ecco così evocare la linea sottile che separa l'eccellenza e la perfezione assoluta, che Schumacher ha sempre ricercato fin da ragazzo. Ed è proprio quando il limite viene superato che emerge quello che potrebbe essere il suo peggior difetto: l'incapacità di chiedere scusa nonostante gli errori manifesti (basti pensare a quanto avvenuto a Jerez de la Frontera...).

"Schumacher" è in definitiva un documentario dal taglio convenzionale e che dipinge il ritratto di un uomo proiettato per carattere verso il successo, ma anche sensibile e non esente da tormenti interiori. Basti pensare al pensiero di poter morire in pista, dopo aver assistito alla tragica fine di Ayrton Senna a Imola.

Il tono a tratti lievemente agiografico è inevitabile, considerando l'intervento della famiglia nella fase creativa e la situazione attuale del 52enne. Le note personali del padre Rolf, della moglie Corinna, del fratello Ralf e dei figli Gina e Mick sono ciò che distingue questo lavoro dagli altri a lui dedicati. C'è spazio per celebrare «un uomo incredibilmente forte e risoluto», che «continua a dimostrarmelo anche adesso» spiega Corinna. Nessuna concessione allo scandalismo, con aggiornamenti sul suo stato di salute: sono lievi accenni, a difesa di un bene che Schumacher ha sempre considerato sacro: la privacy. «Lui ci ha sempre protetti, ora siamo noi a proteggere lui».

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