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Il “Paradise”, per DJ Ema/Be, è farci ballare tutti 
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30.03.2021 - 06:300

Il “Paradise”, per DJ Ema/Be, è farci ballare tutti 

È uscito il nuovo brano del giovanissimo artista ticinese

LUGANO - In un periodo di pandemia, ci pensa lui a farci ballare (e cantare) come dei forsennati.

Stiamo parlando del 18enne ticinese Emanuele Giuliano, in arte DJ Ema/Be. Il giovane produttore discografico e Dj che ha raggiunto complessivamente più di un milione di ascolti nelle varie piattaforme streaming, ha pubblicato ora “Paradise”, brano disponibile dal 12 marzo sui principali digital stores.

Ne abbiamo parlato con DJ Ema/Be e con Laurynas Platukis, autore del brano e fondatore dell'etichetta HIGHTOUCH Records, con cui l'artista ha da poco firmato.

Emanuele, come procede il lavoro da Dj? E gli studi?
«Bene, sebbene la mia priorità sia la musica, sto riuscendo ad equilibrare le due cose. D’altronde non si è mai stanchi di fare ciò che si ama: anche quando torno magari la sera stanco, mettermi a lavorare ai miei progetti mi dà energia, mi fa riprendere, è un piacere».

Quindi ti focalizzi sulla carriera musicale?
«Sì, il mio massimo lo sto dando per la musica, però capisco che anche lo studio è importante per il futuro, e dovrebbe essere un buon piano B».

Laurynas, tu hai fondato la Hightouch records?
«Esatto, si tratta di una nuova label basata a Liverpool, nel Regno Unito, ed è un progetto che è nato poiché volevo mettere insieme tutti i pezzi che ho costruito fino ad oggi come autore ed offrire la mia visione nonché qualcosa di nuovo agli artisti, basato sulla mia idea dell’industria musicale di oggi. Dj Ema/Be è il primo artista con cui collaboriamo».

Ema, un anno di locali chiusi … cosa ti manca di più?
«Poter far ballare la gente è la sensazione più bella al mondo, mi porta - citando la canzone - in una sorta di “paradise”, è un tuttuno di emozioni. Tutta la tensione che hai magari all’inizio, per paura di sbagliare, sparisce non appena si mette la prima traccia».

Avevate molto in agenda?
«Sì, c’erano parecchi eventi in programma, ad esempio un live all’expocentro di Bellinzona, e altre serate. Beh, cercando un lato positivo, è sicuramente stato un anno di riflessione, un anno in cui il modo di produrre canzoni è cambiato, tra lo stare a casa, le riunioni in remoto, ci si è dovuti riadattare, e “Paradise” è una svolta in questo senso, perché è stato prodotto in un modo tutto nuovo, con un nuovo processo creativo».  

Come è nato il nuovo brano?
«La canzone è stata sviluppata in quattro paesi diversi e nel mezzo della pandemia. Questo periodo ha ridefinito il processo di creazione per ogni musicista e più che mai accentuato il “lavoro remoto” tra videochiamate e sessions su Zoom, sia per produttori musicali che cantanti, autori o ingegneri».

Più di 9’000 click per Paradise, vi aspettavate questo riscontro?
«Beh, ci ha colpiti molto, come anche il numero altissimo di “likes”: è una grande soddisfazione che il brano sembra piacere a tutti, anche chi ascolta generi diversi, e questo è importante per me (Ema, ndr) che tipicamente sono conosciuto per produrre musica metaforicamente forte, violenta, che fa saltare la gente e che magari attrae poco un certo pubblico meno giovane». 

Porta un po’ di allegria, ci fa ballare, è l'obiettivo in tempi di pandemia?
«Lo scopo è lo stesso di quando suono: portare gente a vivere esperienze diverse da quelle reali, tangibili, staccarsi insomma da quello che li circonda e concentrarsi sulla melodia. Alle persone che la ascoltano entra in testa, e fa fare un viaggio, l’intento è quello. Oltre a ciò, volevamo portare qualcosa di energico, e anche la cantante con cui abbiamo collaborato è riuscita a trasmettere quest’energia».

Però leggendo il testo c’è anche l’elemento triste? È voluto questo contrasto?
«L’idea era di una rottura d’amore, però analizzata da un altro punto di vista rispetto a quello classico, quindi provando un senso di compassione, pensando al “Paradise” quale posto sicuro, giochiamo molto su questa metafora. D’altronde, oltre al testo che rimanda alla storia pure la melodia vuole essere personale, dare forza al significato del brano. Un testo di una canzone funziona per me (Laurynas, ndr) quando ognuno può adattarlo alla propria vita, alla propria visione personale».

Musica dal Ticino, ma per un’audience internazionale?
«Noi puntiamo al mercato al globale, abbiamo iniziato a vedere i primi riscontri in America e in Inghilterra, abbiamo avuto un buon successo in Francia. Questa è una cosa bella: non ci mettiamo barriere, o confini, lavoriamo con chi è bravo e vogliamo raggiungere tutti». 

Avete altro in cantiere?
«Siamo sempre in un processo creativo, e possiamo anticipare che per l’estate dovrebbe uscire qualcosa di nuovo. Comunque, d’altra parte, vediamo se c’è qualche speranza per fare dei live, per poter pianificare magari un tour».

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