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22.03.2021 - 06:300

Se il “match” perfetto si trasforma in un incubo

Il britannico “The One” di Netflix esplora il lato oscuro dei servizi di dating ma non convince fino in fondo

LONDRA - Forse un filo meno "hot" in questo paio d'anni di pandemia, in cui si preferisce frequentare una cerchia ristretta e fidata, le app di dating sono uno dei capisaldi della vita da single dei 20-30enni di tutto il mondo.

Considerando anche il tema, interessante e conturbante, della tecnologia che ci aiuta a trovare l'amore non è un caso che - negli anni - siano diverse le serie che hanno voluto raccontare e romanzare mondi ipotetici a riguardo. Dal britannico, e distopico, “Black Mirror” passando per il francese “Osmosis” fino a questo “La coppia quasi perfetta” (”The One”, in versione originale) da poco su Netflix, e in vetta fra i più visti.

Tratto dall'omonimo romanzo racconta le vicissitudini di un servizio che promette il match perfetto, utilizzando non gli algoritmi - o meglio non solo - ma la genetica. Insomma, il nostro partner di una vita, ce lo abbiamo già scritto nel sangue al momento di nascere. Un punto di partenza - fatalista e determinista - molto interessante e di sicuro appeal.

Sui vari protagonisti della vicenda, sfaccettata e che segue diverse coppie (“matchate” e non) in filoni narrativi che si intersecano e si scontrano, spicca la creatrice del sistema di accoppiamento Rebecca imprenditrice dal cipiglio algido e dal guardaroba futuristico.

Un po' Zuckerberg, un po' Jobs, inseguita dai demoni del suo passato e pure da quelli del presente. E proprio da lei, secondo noi, iniziano i problemi della produzione britannica ambientata in una Londra urbana decisamente da incorniciare.

Inutile girarci attorno, Rebecca è una cattiva, una sociopatica di quelle che di questi tempi nelle serie vanno forte. È difficile però empatizzare con le sue decisioni e capire cosa la muove, è un personaggio che non ha un'evoluzione e fatica a coinvolgere lo spettatore. Si comporta meglio l'incasinatissima sua antagonista, la poliziotta Kate, anche lei alle prese con un "match" che si rivelerà ben più complicato del previsto.

Malgrado ciò, e malgrado evidenti problemi di ritmo a ridosso della metà della stagione, è innegabile “The One” si lasci guardare, anche solo per vedere come andrà a finire.

Quello che però alla fine davvero manca, al di là delle vicende, è un messaggio o un qualche tipo di presa di posizione sui servizi di dating, sull'amore, su questa nostra era. Ed è un gran peccato.

 

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