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"Le rose" e quel giorno di 40 anni fa a Bologna

CANTONE"Le rose" e quel giorno di 40 anni fa a Bologna

31.07.20 - 06:30
È un Martix fortemente autobiografico quello che scopriamo nel suo nuovo brano
MARTIX
"Le rose" e quel giorno di 40 anni fa a Bologna
È un Martix fortemente autobiografico quello che scopriamo nel suo nuovo brano

LUGANO - Domenica 2 agosto ricorre il 40esimo anniversario della strage di Bologna. Nell'attentato persero la vita 85 persone e altre 200 rimasero ferite. Di quel tragico giorno parla "Le rose", l'ultimo singolo di Martix.

Il brano oscilla tra "piccola storia" (quella del protagonista) e "grande storia" (la strage di Bologna di 40 anni fa): perché proprio quel tragico evento della storia italiana?
«Nello scrivere il testo mi sono reso conto che tendevo a esaltare troppo il passato, nello specifico gli anni '80, come fosse stato un periodo perfetto. In realtà non è così, è la nostra memoria che cerca di ricordare solo le bellezze del passato. Mi sono quindi chiesto quale fosse l'avvenimento che maggiormente segnò in negativo la mia percezione di quel periodo e fulminea è venuta a galla l'immagine della strage di Bologna. La mia scoperta infantile di un mondo imperfetto e violento. Poi Bologna è una città a cui sono molto affezionato: mi ha adottato nelle mie prime esperienze musicali».

C'è dunque un risvolto autobiografico?
«Assolutamente sì, credo che sia uno dei testi più personali che abbia scritto. Ogni parola rappresenta nella mia testa una precisa immagine».

Cosa simboleggiano le rose del titolo?
«Rappresentano quello che abbiamo dentro, l'amore in senso assoluto per quello che ci circonda - forse l'unico modo possibile per vivere tutti in pace in questo mondo patinato, che cerca di mostrarsi sempre perfetto ma che in realtà ha risvolti complicati che non sempre riusciamo a gestire. Sì, credo che questo periodo storico abbia bisogno solo di più semplicità e amore... universale».

È la canzone più socialmente impegnata della tua carriera artistica?
«Direi di sì. Anche in altri testi ho scritto di fatti socialmente impegnati: nel "Guardiano del faro", ad esempio, c'è un riferimento alle morti nel Mediterraneo, una tragedia che purtroppo continua a ripetersi. Ma in questo testo mi sono spinto oltre: era una cosa che mi sentivo di fare».

Come è avvenuto l'incontro con il Mirko Aretini, il regista del videoclip?
«Avevo visto un video del cantautore Vaniggio che mi aveva incuriosito e così sono andato a curiosare tra le opere di Mirko, scoprendo un regista molto interessante. Così l'ho contattato e già al primo incontro abbiamo capito di avere una visione molto simile su certi argomenti. È stato molto naturale condividerli in questa esperienza artistica».

Ci sono location marine (che nei tuoi video non mancano quasi mai), nostrane e video a tema floreale: come è nato il mix?
«Vedendo le sue capacità ho lasciato completa libertà a Mirko. Ci tenevo che ci fossero immagini che ricordassero il triste momento di Bologna e lui ha saputo dosarle, aggiungendo molte altre immagini emozionanti. Sì il mare compare spesso nei miei video... è più forte di me (ride, ndr). Comunque sono felice del risultato, è molto scorrevole e variegato nonostante io sia l'unico protagonista».

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