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CANTONEOut of Chaos «è più un rito che un pezzo musicale»

15.07.20 - 06:00
Il Lugano Percussion Ensemble eseguirà questa sera una composizione scritta per l'occasione da Zeno Gabaglio
LAC / GIULIANA ALTAMURA
Out of Chaos «è più un rito che un pezzo musicale»
Il Lugano Percussion Ensemble eseguirà questa sera una composizione scritta per l'occasione da Zeno Gabaglio

LUGANO - Questa sera LuganoMusica debutta con la prima delle sette serate (fino al 5 agosto) nell'ambito di LAC en plein air. Sette eventi con solisti e gruppi d'indubbio valore e radicati in Ticino, attivi nell’ambito della musica antica, classica e contemporanea.

Protagonista di stasera è il Lugano Percussion Ensemble, gruppo di sei percussionisti (Gregorio di Trapani, Alberto Toccaceli, Andrea Tiddi, Armand de Angelis, Luca Bruno e Sho Kubota) che si concentra sulla musica contemporanea con un’attenzione particolare alla fusione di elementi del linguaggio musicale e teatrale e alla continua ricerca del suono. In apertura di concerto è previsto "Out of chaos", composto espressamente per l'ensemble da Zeno Gabaglio. Ne abbiamo parlato con l'autore, raggiungendolo telefonicamente in Puglia.

Di che tipo di brano si tratta?
«È una composizione brevissima, di un minuto soltanto. È quasi una sfida che Etienne Reymond, il direttore artistico di LuganoMusica, ha voluto lanciarmi. Mi capita molto raramente di realizzare composizioni di cui non sia poi io stesso l'interprete...».

Ma questa volta è stato diverso: come mai?
«Merito del concetto alla base del brano: s'intitola "Out of Chaos" perché, in qualche modo, vuole rappresentare la condizione nella quale ci troviamo tutti - ovvero la pandemia. Forse un punto di domanda alla fine sarebbe stato più adeguato: chi non si è chiesto se ne siamo davvero fuori, da questo caos?».

Come è strutturata la composizione?
«Si parte da una situazione molto caotica, confusa, per arrivare a una consonanza perfetta. È l'auspicio che mi sento, io come tutti, di fare: di riuscire infine a capire come diverrà il nostro mondo».

Hai dato delle indicazioni particolari agli esecutori?
«Sì, ho chiesto loro di usare uno strumento per loro atipico che è la melodica (vale a dire quella piccola tastiera azionata col fiato della bocca). In più ho sollecitato un'attenzione alla disposizione nello spazio: non saranno fermi sul palco, ma saranno in movimento verso di esso. Anche la loro condizione, sia strumentale che logistica, rispecchia in qualche modo la straordinarietà di quanto è accaduto. Con la speranza che prima o poi si risolva».

Essendo in Puglia, non credo che sarai presente alla performance di stasera. Hai però avuto modo di assistere a una prova?
«Purtroppo non ci sarò e mi dovrò far raccontare il risultato. Non ci sono state prove: l'esecuzione dipende fortemente dalla disposizione dei musicisti nello spazio e sarebbe stato differente da ciò che il pubblico ascolterà stasera. Parte del suo significato sta proprio in ciò che succederà dietro al Lac».

Resterà un'esecuzione unica?
«È pensata come esecuzione unica e spero che lo sia. Se la dovessimo suonare nuovamente vorrebbe dire che saremmo tornati in pieno caos...».

Serve quindi per esorcizzare il demone della pandemia...
«Esatto. È più un rito che un pezzo musicale!».

Torniamo a te e ai mesi passati: come hai affrontato la quarantena? Quali conseguenze ha avuto sulla tua attività?
«Mi ha tolto due tournée teatrali internazionali e una nuova produzione. Per fortuna il ramo della musica per film è uno dei pochissimi ambiti dell'attività musicale che ha potuto continuare, seppur con qualche adeguamento».

Cosa succederà al settore musicale se la pandemia dovesse prolungarsi nei prossimi mesi?
«Le arti performative sono già ora in grandissima difficoltà, nella forma in cui le abbiamo conosciute. Le primissime vittime sono le grandi produzioni. La musica non morirà ma potremmo vedere sempre di più le performance che abbiamo visto in questi mesi, fatte da pochi musicisti per (relativamente) pochi spettatori».

Lo streaming è efficace come soluzione d'emergenza?
«Funziona benissimo come forma di fruizione e comunicazione, ma ci sono diverse cose che con lo streaming vanno perse. A partire dal suonare insieme, ma anche gli aspetti della condivisione musicale come l'incontro e lo scambio d'idee. Ti trovi a condividere grandi emozioni con una persona che non conoscevi fino a due secondi prima».

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