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Anche Vasco si è unito all'appello.
ITALIA
14.06.2020 - 21:300

#IoLavoroConLaMusica, la campagna sul web dei musicisti italiani

I musicisti chiedono al Governo di tenere in considerazione le reali esigenze del settore

ROMA - Una campagna lanciata sui social, che sicuramente, se siete appassionati di musica, avrete già notato: sono infatti moltissime le adesioni dei musicisti che chiedono di essere coinvolti nelle decisioni del Governo sulle misure da adottare nel loro settore.

Ermal Meta, Piero Pelù, Ghemon, Vasco Rossi, Jovanotti, Levante, e molti altri cantanti, produttori, manager, artisti, promoter e musicisti italiani hanno pubblicato sui loro profili social una foto di protesta con gli hashtag: #IoLavoroConLaMusica e #SenzaMusica, in riferimento alla festa del 21 giugno.

L'appello, che chiede al Parlamento di prendere in considerazione le reali esigenze del settore musicale nel Decreto Legge "rilancio", spera che così la festa della musica del 21 giugno non diventi una festa #senzamusica. L'appello sostiene che le migliaia di lavoratori nel settore musicale abbiano diritto allo stesso trattamento degli altri lavoratori, e chiede che il DL rilancio sia una reale occasione per ripartire con le giuste condizioni. 

«Mi sembra superfluo dire che si tratta di chiedere attenzione istituzionale non per me, ma per la stragrande maggioranza delle persone coinvolte nell'industria musicale che operano in mille settori dietro le quinte (nei grandi, medi, piccoli e piccolissimi eventi che vanno dagli stadi alle feste di paese ai bar e ai locali dove si fa musica coi giradischi o live)», ha scritto Jovanotti su Instagram.

«Chiediamo che la politica non ignori le proposte di emendamento al DL (Decreto Legge) rilancio adoperandosi al più presto per dare finalmente dignità a tutti coloro i quali lavorano per il bene della Musica» scrive invece Levante su Twitter. «Non è un lavoro solo per chi lo svolge con un microfono in mano» le fa eco Ermal Meta, su Instagram, «ma per tutti quelli che intorno a un palco svolgono attività fondamentali che non si vedono. Sono migliaia di lavoratori senza i quali i concerti non sarebbero possibili. Chiediamo al governo di riconoscere queste posizioni professionali a dare lo stesso sostegno che è stato riconosciuto ad altri settori nell'era post Covid».

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