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ITALIA
28.09.2021 - 16:300
Aggiornamento : 16:56

Francesca Neri racconta la sua malattia: «È durata tre anni la fase acuta, non ne sono fuori

Dopo il marito Claudio Amendola è l’attrice a parlare della sua condizione in una lunga intervista

ROMA - Hanno fatto scalpore sui media italiani le dichiarazioni di Claudio Amendola, che dopo anni di silenzio ha parlato della moglie Francesca Neri, sparita dalle scene a causa di una malattia.

Ora è la stessa Neri a fare un passo avanti e raccontare il suo calvario in un’intervista concessa al Corriere della Sera. L’attrice ha svelato la malattia di cui è affetta, la cistite interstiziale, patologia che colpisce la vescica e l’apparato urinario. «È durata tre anni la fase acuta, non ne sono fuori, non si guarisce: impari a gestirla e a non provocarla in modo che non sia invalidante - ha dichiarato la Neri -. I primi due anni, io che non credo ai social, sono stata in una chat di donne che soffrono questa patologia». 

La malattia ha avuto un impatto molto pesante su tutta la famiglia della Neri, come raccontato dalla stessa attrice. «È stato impossibile. Volevo essere lasciata sola. Dovevo proteggere Claudio e Rocco, mio figlio, altrimenti non ce l’avrei fatta nemmeno io, che sono il capofamiglia che si occupa di tutto. Di fatto sono stata via per tre anni, però c’ero, ero lì in casa con loro, ed è la cosa più terribile». Ma solo dopo arrivano le parole più scioccanti dell’intervista. «Ho accarezzato l’idea del suicidio - ha detto la Neri -. Ho passato mesi a giocare a burraco online di notte. Il mio lockdown è durato tre anni. E quando è arrivato per tutti, con la pandemia, sono stata meglio perché condividevo la situazione degli altri».

Per migliorare psicologicamente la sua situazione, la Neri ha scritto un libro “Come carne viva”. E s’è affidata all’aiuto del marito Claudio. «Stiamo insieme da venticinque anni, se non avessi avuto questa complicità e quest’affetto non ce l’avrei fatta. Rocco era intorno ai diciotto anni, faceva affidamento sul padre ed è stato il mio grande cruccio. Il dolore più grande è stato per mio figlio, il libro l’ho scritto per lui». 

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