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"The Tender Bar": la formazione di un carattere tra guide, assenze e sfide

STATI UNITI"The Tender Bar": la formazione di un carattere tra guide, assenze e sfide

10.01.22 - 06:00
George Clooney ha costruito un film ricco di emozioni, incentrato sulla ricerca della figura paterna
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"The Tender Bar": la formazione di un carattere tra guide, assenze e sfide
George Clooney ha costruito un film ricco di emozioni, incentrato sulla ricerca della figura paterna

LOS ANGELES - "The Tender Bar" è il nuovo film di George Clooney, disponibile da pochi giorni su Amazon Prime Video. È tratto dall'autobiografia del giornalista premio Pulitzer J.R. Moehringer ed è stato adattato da William Monahan. Il divo di Hollywood ha portato sullo schermo un racconto di formazione di un carattere, quello del protagonista J.R., che cresce insieme alla madre e alla sua famiglia, tra cugini, nonni e soprattutto lo zio Charlie.

Quest'ultimo, interpretato da un ottimo Ben Affleck, è il personaggio centrale del film pur non essendone il protagonista. In lui J.R. vede la figura paterna - essendo il vero padre più che assente, una mera voce alla radio (la sua professione è il Dj) - e Charlie non si sottrae a questo compito, anzi. Il suo aiuto e i suoi consigli si riveleranno preziosi per un bambino alla ricerca di punti fermi e «che non ha una personalità», come afferma uno psicologo all'inizio del film. La ricerca della figura paterna sarà una costante in tutto il film e il suo fulcro è la relazione tra zio e nipote. Il tutto all'insegna della tenerezza evocata fin dal titolo. C'è poi il bar di Charlie, il Dickens (dal nome del grande romanziere britannico che viene omaggiato dal titolo italiano "Il bar delle grandi speranze") e i suoi avventori abituali, amici di Charlie che partecipano anch'essi nel rendere il locale come una sorta di "porto sicuro" nel quale J.R. si potrà rifugiare quando la vita lo colpirà duramente. 

Il film ha dei punti deboli? Sì, alcuni. Manca un po' nel definire i personaggi a 360° (li vediamo nella percezione di J.R. e sembra che non possano esistere altrimenti, specialmente la madre) e nel rendere particolarmente originale una vicenda già narrata innumerevoli volte da Hollywood. In quanti film abbiamo visto il tentativo del protagonista di farsi largo nel mondo? Clooney, almeno, ammette (cosa che pochi suoi colleghi hanno fatto) che la fortuna gioca un ruolo importante, se non decisivo. Perché non basta la forza di volontà per farcela: ci sono cose che sfuggono al nostro controllo e dalle quali si può rimanere schiacciati o, in alternativa, trarre insegnamento.

I lati da sottolineare? Le generalmente ottime interpretazioni (oltre ad Affleck brilla il nonno Christopher Lloyd ma anche il bambino che fa J.R. da piccolo, Daniel Ranieri). Un film che naviga sull'onda della nostalgia, che punta a emozione più che a raccontare e che, pur non essendo un capolavoro (ma probabilmente non ha mai mirato a esserlo), si guarda volentieri.

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