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LUGANO
15.01.2018 - 07:000

La timidezza è una malattia?

Fino a quando la timidezza può ritenersi normale? La storia di Anna e Giovanni

 

Anna è una giovane mamma che deve occuparsi della casa e lavorare da quando il marito ha trovato un lavoro a 350 km da casa e rientra solo il fine settimana, quando non deve fare gli straordinari. Anna è molto stressata e dorme poco; spesso è irritabile ma è sempre molto premurosa col figlio Giovanni. All’asilo le hanno detto che è molto timido, forse anche troppo, che non socializza da solo con gli altri bambini e forse non è ancora pronto a frequentarlo. Anna si sente in colpa e pensa sia a causa sua, sia perché non si occupa abbastanza di lui, sia per la lontananza del padre. Pensa al peggio: che il figlio soffra di un disturbo d’ansia sociale.

La timidezza è un comportamento normale di prudenza che si manifesta nelle situazioni nuove e con persone sconosciute. Diminuisce quando “il nuovo” diventa familiare, può aumentare in situazioni personali di stress, ma tende a diminuire con l’età, quando il bambino acquisisce maggiore sicurezza in sé stesso e negli altri.

Alcuni bambini nascono naturalmente espansivi e socievoli, altri timidi e riservati; non tutti sono uguali. Con tutti è importante essere comprensivi aiutandoli a capire ciò che provano. I bambini timidi vanno coinvolti in attività di gruppo perché impareranno ad aprirsi e a trovarle sempre più piacevoli; vanno incoraggiati senza forzarli e lodati quando ce la fanno.

Articolo di: Emanuela Iacchia, psicoterapeuta dell’età evolutiva, e Roberto Ballerini, psicoterapeuta FSP

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