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PRO JUVENTUTE
27.09.2018 - 12:000

Come scegliamo di educare i giovani?

Fino a che punto le decisioni che prendiamo relative all'educazione dei giovani sono il frutto di una nostra scelta e non il risultato di un "non se ne può fare a meno"?

 

I bisogni dei bambini e dei giovani non si sono modificati nel corso degli anni. Sappiamo però che mutano continuamente le modalità di soddisfarli; anche questo non è qualcosa di nuovo.

Vien però oggi da chiedersi in quale modo noi adulti siamo in grado di ben comprendere lo svilupparsi di queste modalità. Insistiamo, ad esempio, in modo particolare sulla formazione, dando per scontato – e probabilmente a giusta ragione – che la stessa è alla base di una vita appagante, piena e ricca di soddisfazioni.

È probabilmente anche vero che una buona conoscenza delle nuove tecnologie (che sono sempre meno nuove) rappresenta un mezzo in più per farsi strada, e via dicendo.

Fino a che punto, però, possiamo essere certi che i modi che noi adulti interpretiamo come efficaci per soddisfare i bisogni dei nostri ragazzi, sono davvero se non quelli giusti, almeno quelli non del tutto fuori luogo? Detto altrimenti: fino a che punto le decisioni che prendiamo relative all'educazione dei nostri ragazzi sono il frutto di una nostra (personale, famigliare) scelta e non il risultato di un "non se ne può fare a meno", pena il non vivere una vita soddisfacente (e anche qui: soddisfacente secondo quali parametri)?

Queste domande ci impongono una seria e profonda riflessione che parte proprio da qui: cos'è importante per me se penso ai miei figli e ai bambini e ai giovani che mi stanno attorno?

Articolo di Ilario Lodi, Responsabile Pro Juventute Svizzera italiana
 

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