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PRO JUVENTUTE
29.09.2016 - 06:000

Anche il mondo dello sport deve pensare all'educazione

Solitamente praticare lo sport da ragazzi è sinonimo di divertimento. Ma non mancano gli episodi di bullismo e nonnismo

Il connubio sport-educazione è e rimane essenziale. Tutti coloro che hanno praticato dello sport possono asserire, senza il timore di essere smentiti, che l'esperienza è stata – oltre che bella e salutare – anche formativa e proficua per lo sviluppo di un profilo di personalità solido ed equilibrato. Tutti…? Beh, forse non proprio tutti: mi è successo di recente di incontrare il responsabile di una federazione sportiva della Svizzera italiana e di discutere con lui di questo e di quello, e tra le altre cose è emerso che fenomeni di "nonnismo" o di "bullismo" ci sono anche lì, e che non sempre finiscono bene. Bene in che senso – ho chiesto? La risposta è stata molto istruttiva: non bene perché a volte alcune società sportive non comprendono fino in fondo quanto siano importanti le persone e le cose che ne fanno parte, anche in materia educativa oltre che in ambito sportivo.

Certo, negli ultimi anni in Ticino (ma non solo) molto è stato fatto per portare, anche nel mondo dello sport, quell'educazione che, alla prova dei fatti, mai può essere evitata (non dimentichiamolo: non c'è atto che non sia educativo, quindi anche in campo o a bordo pista…) o demandata ad altri. Farsi carico dei nostri ragazzi, del loro sviluppo fisico e intellettuale è quindi una responsabilità che spetta anche al mondo dello sport.

È anche per questo che il mondo dello sport deve essere sostenuto e incoraggiato ad assumere – se già non lo facesse – anche questo tipo di impegno.


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