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Keystone
ITALIA
06.01.2018 - 07:000

Le origini del Prosecco

L'80% della produzione viene effettuata nelle province del Veneto

 

TRIESTE - Il vino italiano più esportato all’estero ha alle spalle una storia lunga e gloriosa, che affonda le radici nella produzione vinicola triestina del Cinquecento ma si lega intimamente ai vini dell’antichità, tra cui il pucino, citato dallo scrittore e naturalista romano Plinio il Vecchio. Per necessità di distinguere la ribolla triestina da altri vini dallo stesso nome prodotti in Istria e a Gorizia, la denominazione con la quale oggi conosciamo questo prodotto tipico viene ereditata dal Castello di Prosecco, sito nell’omonima frazione della città di Trieste.

Il metodo di vinificazione che contraddistingue il prosecco ha assunto negli anni certificazioni di I.G.T. (indicazione geografica tipica, negli anni Novanta del secolo scorso), e di D.O.C. (denominazione di origine controllata, nel 2009), a protezione di un prodotto che vanta non pochi tentativi di imitazione nel mondo. Il marchio D.O.C.G. (denominazione di origine controllata e garantita) è stato successivamente ottenuto dal Colli Asolani Prosecco e dal Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, entrambi prodotti nel trevigiano.

Ad oggi il prosecco (in tutte le sue varianti, dal prosecco propriamente detto alle versioni spumante e frizzante) resta un prodotto fortemente legato alle sue terre d’origine, con una produzione che per oltre l’ottanta per cento resta effettuata nelle province del Veneto, e con un venti per cento prodotto nelle province del Friuli-Venezia Giulia.

Il vitigno che sta alla base della produzione del prosecco è il glera, le cui uve devono costituire almeno l'85% del totale. Il restante 15% del totale può essere costituita da altri vitigni quali verdiso, bianchetta trevigiana, perera, glera lunga, chardonnay, pinot bianco, pinot grigio e pinot nero vinificato in bianco. Già coltivato nel trevigiano in epoca romana, il glera fino al 2009 è stato comunemente denominato proprio prosecco, a conferma dell’intimo legame tra queste uve a bacca bianca e il vino prodotto. A fronte della necessità di effettuare una distinzione tra la denominazione del vitigno e il prodotto vinicolo (rivivendo problematiche di omonimia simili a quelle cinquecentesche), si è tornati al termine glera, che è già riscontrabile nell’antichità.

Articolo a cura di: Sellwine 
 

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