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Foto Giovanni Baratta
Ascona e New Orleans, città legate sin ora dalla musica
ASCONA
30.09.2019 - 08:000

Jazzascona si omogenizza e globalizza

Il festival intende cambiare ritmo per rilanciare il turismo nel borgo

ASCONA – In oltre trent’anni, Jazzascona ha ospitato migliaia di musicisti, autentiche leggende del jazz di New Orleans e grandi nomi della scena jazz, blues e swing  europea e americana. 

La storia di Jazzascona, in base a quanto pubblicato sul sito, è stata segnata dalla presenza di grandi musicisti della scena di New Orleans, del blues, del jazz tradizionale e dello swing. Dee Dee Bridgewater, Irma Thomas, Davell Crawford, Irvin Mayfield, Trombone Shorty, Stacey Kent, Cécile McLorin Salvant, Wycliff Gordon, John Faddis, Annie Ross, Freddy Cole, Jon Cleary, Robben Ford, Biréli Lagrène, Monty Alexander, Bernard "Pretty" Purdie, Gianni Basso, Mario Biondi, Renzo Arbore, Take 6, The Duke Ellington Orchestra, Harry Allen, Scott Hamilton, Lillian Boutté, Pee Wee Ellis: sono solo alcuni dei musicisti che ci hanno onorato della loro presenza negli ultimi anni. Fra i protagonisti delle prime edizioni come non ricorare Doc Cheatham, Sammy Price, Denny Barker, Snooks Eaglin, Marva Wright, Clarence “Gatemounth” Brown e tanti altri.

«Aprirsi maggiormente a diversi stili musicali, mantenendo l’anima jazzistica del festival, uno stretto legame con la musica di New Orleans e un occhio di riguardo verso i giovani», questo è il nuovo indirizzo che l’Associazione Jazzascona intende dare alla popolare rassegna musicale asconese, che annuncia pure di rinunciare alla direzione artistica di Nicolas Gilliet nella forma intesa fino ad oggi. Tramite il nuovo concetto si vuole attirare un ampio spettro di pubblico locale e di turisti con un evento attraente per aiutare maggiormente l’indotto economico della regione.

Giusto ricordare che la manifestazione è nata per attirare un segmento particolare di pubblico (che sta oggi invecchiando) e questo per promuovere turisticamente il borgo di Ascona nel periodo di inizio stagione. Non si tratta quindi di un festival culturale e musicale, ma di uno strumento marketing che per anni ha saputo dare lustro alla regione, al Cantone e (direi) alla Svizzera intera, che si è trasformato in evento culturale. Ora, uno svecchiamento ha potuto essere osservato, l’immagine è indubbiamente cambiata, ma il pubblico diminuisce. Colpa di chi, colpa di cosa?
Difficile dirlo, ma dare la colpa al genere (vedi il grande successo che sta vivendo il Festival da jazz a San Moritz), alla programmazione, al costo. Non so, mi sembra riduttivo. L’aspetto che mi fa maggiormente paura è la soluzione proposta: un po’ di tutto, di blues (non ce n’è già abbastanza in Vallemaggia, Bellinzona e Lugano?), di pop,... mah!

Cambiare la formula, la durata, il contesto, sì, ma voler procedere con agenzie, comitati, senza un vero direttore artistico, ma sembra un peccato. Il Festival del film di Locarno senza una direzione artistica sarebbe un cineopenair. Turisticamente forse plausibile, ma culturalmente no. Lasciamoci in ogni caso sorprendere e per la musica jazz di qualità c’è sempre il programma di successo al Teatro del Gatto. See you!

 

Testo a cura di Claudio Rossetti

Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch 

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