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MALDIVE
26.07.2018 - 07:000

Un nuovo atollo alle Maldive: di plastica!

Difficoltà e sforzi per salvare l’arcipelago dai rifiuti

 

MALE – Composto da 26 atolli, l’arcipelago maldiviano si estende per oltre 800 chilometri conta quasi duemila isole madreporiche (alcune in fase ancora di formazione) molte delle quali disabitate e molte altre private e riservate ai clienti dei resort di lusso ed extralusso che qui sono stati realizzati.

Da sempre indiscussa meta prediletta per i viaggi di nozze, ma anche per fughe d’amore e di relax assoluto, una volta sogno proibito per i più e oggi accessibile anche a prezzi contenuti grazie alle offerte last minute e ai pacchetti viaggio realizzati in particolari periodi dell’anno non molto turistici (cioè da aprile a novembre), le Maldive sono davvero uno dei paradisi terrestri che vale assolutamente la pena di vedere almeno una volta nella vita.

Ad accogliere e coccolare i turisti, desiderosi di scappare il più lontano possibile dal cemento, dal rumore e dalla frenesia della vita metropolitana e dalla routine quotidiana, ci sono sabbia morbida e bianchissima, acque limpide e calde tutto l’anno con infinite tonalità di verde, turchese e blu, romantici tramonti e albe mozzafiato, suggestive lagune profonde anche 80/100 metri, racchiuse e protette dai reef, miriadi di pesci coloratissimi, strabilianti giardini di coralli sommersi, piante tropicali, e poi sole, sole e ancora sole. E natura, selvaggia o addomesticata, ma sempre rigogliosa e incantevole. Prima che sia troppo tardi!

Fino al 2012 gli atolli riservati ai grandi resort erano separati da quelli occupati dai pescatori. Questo principalmente per evitare il propagarsi dei ‘vizi’ (primo tra tutti l’alcol) del mondo occidentale. Oggi questa limitazione non sussiste più, e ad accomunare i due mondi vi è un grandissimo atollo di spazzatura, composto principalmente da materiale plastico. Il turista in media produce quasi 4 chili di
spazzatura al giorno per un totale globale all’anno di 8 milioni di tonnellate. Ma non solo, anche gli abitanti sul posto devono cambiare la loro cultura: i supermercati continuano a distribuire sacchetti di plastica che, purtroppo, spesso finiscono nel mare dove danneggiano la fauna e le barriere coralline. Ma vi sono anche esempi positivi che fanno sperare: vi sono le prime organizzazioni che promuovono un’educazione del turista e dell’abitante e che organizza azioni di raccolta in spiaggia (in 15 minuti un volontario raccoglie sulle spiagge in media 4 sacchi di plastica!). Inoltre, sull’Isola Dhigurah, lunga 4 km, le autorità, con il supporto di ONG; ha introdotto la separazione, il riciclaggio e lo smaltimento corretto dei rifiuti.

Testo a cura di Claudio Rossetti

Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch

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