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17.12.2018 - 10:010

Hyperlinking come libera espressione

La Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che l’hyperlinking è libera espressione da proteggere

 

L'hyperlinking è la ecnica che permette, mediante collegamento testuale, di collegare una risorsa esterna alla pagina web. Viene considerato essenziale per imparare, collaborare e comunicare su Internet, tuttavia tale principio ha corso il rischio di essere minacciato da una sentenza ungherese.

Nel settembre 2013, un gruppo di tifosi di calcio che andavano dall'Ungheria alla Romania si era fermato in una scuola elementare ungherese con alunni prevalentemente rom. Questi tifosi si lasciarono andare ad osservazioni e ad atti di origine razzista, allora il capo della locale comunità rom rilasciò un'intervista video a un canale media quello stesso giorno, associando i tifosi del calcio al partito politico ungherese Jobbik, che, a sua volta, era stato spesso artefici di simili atti verso i rom. Il giorno successivo, il sito http://www.444.hu avrebbe pubblicato un articolo sull'evento con un link al video dell'intervista su Youtube per cui il partito Jobbik ha citato in giudizio il proprietario del sito web per aver danneggiato la loro reputazione nonostante l'articolo non menzionasse nemmeno il partito politico, né ripeteva nessuna delle controverse affermazioni dell'intervista. Jobbik ha vinto il caso che il proprietario del sito Web aveva presentato senza successo fino alla Corte Suprema dell'Ungheria.

Il caso è poi andato davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) occupandosi della responsabilità legale per il collegamento ipertestuale.

La scorsa settimana, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha affermato un importante principio: la semplice pubblicazione di un collegamento ipertestuale non dovrebbe rendere una persona responsabile per il contenuto di quel collegamento. Riconoscendo che una restrizione sul collegamento ipertestuale è una restrizione alla parola, la CEDU ha dimostrato di comprendere le realtà dell'uso di Internet nella vita quotidiana degli europei.

La CEDU ha accettato di esaminare il caso nel 2016, per decidere se le decisioni dei tribunali ungheresi avesse violato l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tutela il diritto di libertà di espressione degli europei. Il 4 dicembre 2018, la corte ha riscontrato che c'era stata effettivamente una violazione dell'articolo 10. Qualsiasi legge o decisione di un tribunale, che instilli un tale timore, può creare un effetto riduttivo sulla libera espressione, danneggiando l'accesso alle informazioni online.

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