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"what we say in private" è l'album di debutto di Ada Lea.
CANADA
31.07.2019 - 14:000

Ada Lea: tormenti privati e talento manifesto

"what we say in private", l'album di debutto della cantautrice canadese, è un perfetto esempio del fare musica (bella) negli anni dello Xanax

 

MONTREAL - Qualcuno ha detto che ogni epoca ha la sua droga di riferimento. Ci fu l'era della cocaina (dalla quale uscirono alcuni dei più grandi album rock), quella dell'eroina (che segnò un'epoca d'oro del jazz) e ora in molti (in particolare un giornalista del Washington Post, autore un paio d'anni fa di una interessante disamina del panorama musicale contemporaneo) danno per assodato che ci troviamo negli anni dello Xanax. Partendo da questo presupposto, possiamo tranquillamente dire che “what we say in private” della cantautrice canadese Ada Lea è l'album giusto per questi anni.

L'album di debutto della ragazza proveniente da Montreal, all'anagrafe Alexandra Levy, si muove in bilico tra sperimentazione pop decisamente lo-fi e alternative rock, andando a indagare un universo privato di tormenti, dolore e mal d'amore. La fine di una relazione personale si è riversata con furia nelle liriche dei brani, con parole che creano squarci ben più profondi di quelli lasciati dalle parti strumentali, peraltro perfettamente funzionali all'idea di base.

Al di là di alcuni dettagli da migliorare e dell'Auto-Tune che purtroppo a molti sembra essere diventato indispensabile, Ada Lea ha tutto per diventare un nome di spicco del panorama musicale.

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