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Da sinistra Andreas Ackermann, Beda Mächler, Linus Gmünder.
SVIZZERA/GERMANIA
13.03.2019 - 06:010
Aggiornamento 14:48

Soybomb, un mondo di suoni

Pubblicato il 22 febbraio “Jonglage”, il primo album del trio zurighese Soybomb

 

di Marco Sestito

ZURIGO/BERLINO - A due anni di distanza dal primo (ottimo) ep “Plastic Festival” (Radicalis/Believe, marzo 2017), il combo - condiviso da Beda Mächler (voce, chitarra), Andreas Ackermann (synth) e Linus Gmünder (batteria) - è tornato sul mercato discografico con la prima produzione di “lunga durata”.

Tredici tracce in tutto, dentro alle quali il gruppo si proietta all’interno di nuove elaborazioni, andando a sperimentare in più territori, per poi frantumare e modellare in un unico amalgama le decine e decine di sonorità - sulle quali prevalgono electro, funk e avant pop - di cui si sono impossessati, di cui si sono cibati.

«Rispetto all’ep, le influenze musicali confluite nel disco, sono in numero maggiore - mi spiega Beda - Negli ultimi anni, Linus e Andreas si sono immersi nel funk, nel soul (Vulfpeck, PJ Morton…), mentre io, da questo punto di vista, sono da sempre un grande estimatore di sonorità lo-fi pop (Kurt Vile…) e di quanto proviene dai Sixties (Velvet Underground…).

Un risultato ammaliante - seppur slegato da alcune visioni distorte, inzuppate di psichedelia, della produzione precedente -, capace, addirittura, di (ri)condurre - in parte - il fruitore dentro la trilogia berlinese bowiana, costruita e intrecciata con migliaia di suoni (infiniti).

Ed è proprio Berlino, infatti, la città che da circa un anno ospita i tre giovani musicisti: «Subito dopo le registrazioni dell’album, avvenute dentro un silo per cereali a Brunnen (SZ) tra gennaio e marzo 2018, abbiamo deciso di trasferirci a quelle latitudini, pur condividendo un appartamento molto piccolo - prosegue Beda - Per noi è sempre stato importante oltrepassare i confini nazionali, con l’obiettivo di crescere come gruppo e conoscerci meglio come musicisti».

Il cambio di “base operativa” si colloca anche nel fatto che «in Svizzera - precisa - il pubblico legato alla scena alternative/indie pop è piuttosto ristretto, e per poter ottenere maggior visibilità ci si deve per forza adattare a determinate regole di mercato: un compromesso, questo, mai rientrato nei nostri progetti». «A Berlino funziona diversamente: più fai ciò in cui credi, più la gente si incuriosisce e si interessa alle tue creazioni, alla tua musica, disintegrando, di conseguenza, qualsiasi tipo di confine, sonoro, ma anche geografico... In primavera, difatti, saliremo per la prima volta sul palco qui in Germania e in Inghilterra».

La band si appresta appunto a imbarcarsi in un tour che conta anche svariate tappe in territorio elvetico. Ma non in Ticino: «Ci siamo messi in contatto con alcuni club, ma senza concludere granché, visto le pochissime risposte ricevute... Per noi sarebbe molto importante poter esibirci anche a sud delle Alpi...».

Info: soybomb-music.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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