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Maggie Rogers, 24 anni.
STATI UNITI
23.01.2019 - 06:000

Dov’è finita la prima Maggie Rogers?

Negli scaffali dei negozi - in digitale, cd e vinile - da venerdì 18 gennaio troviamo “Heard It In A Past Life” (Capito/Universal), il terzo album della giovane cantautrice americana

 

di Marco Sestito

EASTON - A soli diciotto anni, nel 2012, Maggie ha dato dato alla luce il suo primo disco, autoprodotto, “The Echo”, costruito al di sopra di tracce autentiche e genuine, alt-folk oriented. Prive di inutili orpelli, essenziali, così come le altre dieci composizioni che due anni dopo, nel 2014, sono confluite all’interno del suo secondo lavoro - anch’esso autoprodotto -, nutrito da strutture più ricche, ma tuttora incontaminate, dal titolo “Blood Ballet”.

Nata e cresciuta a Easton, località di nemmeno ventimila abitanti del Maryland, Maggie Rogers (classe 1994), nonostante la giovanissima età, in quel periodo si era immessa sulla giusta corsia, guardando dritto davanti a lei ed evitando di farsi abbagliare - come buona parte delle coetanee - dai lustrini del mainstream.

Nei due anni successivi, però, qualcosa accade: le major la corteggiano e lei e la sua musica cambiano. Sul finire del 2016, tramite Capitol/Universal, pubblica “Alaska”, singolo attraverso cui ammalia Pharrell Williams per poi volare, come diretta conseguenza, nelle radio e nelle charts dell’intero pianeta. Un brano, disco-soul oriented di buona fattura, che ha anticipato l’ep “Now That The Light Is Fading” (Capitol/Universal, 2017): dalla produzione traspare che Maggie è in grado di muoversi anche all’interno di altri contesti, ma la songwriter dei due dischi precedenti è pressoché impercettibile. Per quale motivo un cambiamento così radicale e repentino?

E ora, anticipato dai singoli “Fallingwater” e “Give A Little”, da qualche giorno ascoltiamo “Heard It In A Past Life”, co-prodotto, tra gli altri, con Greg Kurstin (Adele, Sia, Taylor Swift, Lady Gaga, Foo Fighters…).

Dodici tracce in tutto - tra le quali ritroviamo anche “Alaska” e “On+Off” (brano anch’esso recuperato dall’ep datato 2017) - con cui Maggie Rogers si è definitivamente uniformata al pop mainstream - sia nella modulazione vocale, sia nelle sonorità artificiali che rivestono gli arrangiamenti -, lasciandosi alle spalle, nonostante il titolo dell’album pare voglia riportarci dentro alla sua vita precedente, quanto di genuino e autentico ha concepito e realizzato nei suoi primi anni di attività. Peccato.

Info: maggierogers.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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