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REGNO UNITO
12.12.2018 - 14:000

"The Prophet Speaks": Van Morrison guarda di nuovo al passato

Continuano gli omaggi del cantautore nordirlandese alla musica che lo ha formato

 

BELFAST - Prosegue il prolifico periodo di Van Morrison: il 7 dicembre il cantautore nordirlandese ha pubblicato "The Prophet Speaks", il suo 40esimo album in studio.

Negli ultimi anni l'autore di "Astral Weeks" e "Moondance" ha compiuto un percorso all'interno di quelli che sono stati i generi musicali dai quali ha tratto ispirazione, principalmente jazz vocale e rhythm and blues. Nelle 14 tracce di quest'ultimo lavoro Morrison si è concentrato di più sul blues e ha rivisitato secondo il suo stile alcuni celebri brani di grandi del passato ("Gotta Get You Off My Mind" di Solomon Burke", "Dimples" di John Lee Hooker,  "I Love The Life I Live" di Willie Dixon e "Laughin’ and Clownin’" di Sam Cooke). Tutto materiale tratto dalla collezione di dischi del padre e sul quale il giovanissimo Van si formò.

Inoltre ci sono sei canzoni originali. «Era importante per me tornare a registrare nuova musica così come fare del materiale blues che mi ha ispirato fin dall'inizio. Scrivere canzoni e fare musica e ciò che io faccio, e lavorare con questi grandi musicisti rende il tutto più piacevole».

Come nel precedente "You're Driving Me Crazy" Morrison è supportato dal polistrumentista jazz Joey DeFrancesco e dalla sua band (Dan Wilson alla chitarra, Troy Roberts al sax tenore e Micheal Ode alla batteria). Il sound di questi classici è pieno e rotondo ma forse fin troppo "pulito" - come se Morrison fosse riuscito a realizzare delle versione tecnicamente ineccepibili di questi brani, più che dare loro un'anima. Resta comunque lodevole l'intento di riportare all'attenzione del pubblico contemporaneo degli autori non più così noti. Riguardo agli inediti, non aggiungono nulla al contributo già dato da Morrison alla musica popolare in più di 50 anni di carriera ma semmai danno modo a DeFrancesco di mostrare le sue capacità.

In definitiva: "The Prophet Speaks" non è un capolavoro ma è un disco gradevole, che dimostra come il musicista di Belfast non pensi minimamente alla pensione

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