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LAMONE
15.09.2021 - 09:570

«Vendemmia sostenuta dal sole di settembre»

Intervista con il responsabile della conduzione agronoma alla Tamborini Vini che monitora la maturazione dell’uva

LAMONE - Pierluigi Alberio, 39 anni, è il responsabile della conduzione agronoma alla Tamborini Vini, la casa vinicola di Lamone per la quale lavora dal 2013. Laureato alla facoltà agraria dell’Università Cattolica di Piacenza (Viticoltura ed Enologia), monitora costantemente la maturazione dell’uva nei vigneti fino ad arrivare alla vendemmia, che è già in corso.
Il raccolto, condotto da squadre di 15 persone l’una, sarà ultimato nella prima settimana di ottobre ed è distribuito sui 25 ettari coltivati dall’azienda: Castelrotto, Croglio, Madonna del Piano e Neggio; Origlio, Lamone, Cureglia, Comano e Porza; Gudo.
La Tamborini Vini, che conta attualmente 35 collaboratori e offre 47 etichette di vini di propria produzione, vanta una storia di 77 anni e tre generazioni.

Pierluigi Alberio, le intense precipitazioni di questa estate hanno condizionato la vendemmia che vi apprestate a ultimare?
«La stagione 2021 ha indubbiamente messo a dura prova tutte le coltivazioni. Nel caso dell’uva, siamo partiti con un freddo pungente, poi sono arrivate le abbondanti piogge di luglio seguite da due grandinate nel corso dello stesso mese, e finalmente da metà agosto abbiamo potuto rivedere il sole. Le previsioni lasciano ben sperare».

Siete dunque ottimisti?
«Ogni produttore aspetta sempre l’ultimo grappolo per le valutazioni. Diciamo che grazie alle reti di protezione antigrandine abbiamo limitato i danni ai nostri vigneti».

Qual è il fattore determinante per un buon vino?
«Sono tanti. Il suolo e la scelta dell’esposizione ottimale sono fondamentali per la maturazione dell’uva. Se si parla di vino rosso, allora meglio un’esposizione a sud-sud ovest».

Le vostre parcelle presentano prevalente queste caratteristiche e il vino Tamborini si distingue ogni anno, tanto da aver conquistato il titolo di miglior Merlot Svizzero nel 2012.
«Sono senza dubbio riconoscimenti che premiano il lavoro di tutti i collaboratori dell’azienda. La realtà, oggi, è una vendemmia in corso e siamo concentrati sulla nuova uva, nella speranza che la meteo possa dare una mano a tutto il settore».

Adottate trattamenti particolari?
«Dal 2017 abbiamo messo a dimora 2 ettari di vitigni Piwi, un’innovazione che stiamo sperimentando con risultati importanti, in quanto le uve sono resistenti alle malattie fungine, minimizzando il numero di trattamenti. Una situazione vantaggiosa per i viticoltori e per i consumatori».

Quando stapperemo la prima bottiglia di questa nuova annata?
«Da novembre 2021 potremo iniziare a gustare il Merlot vinificato in bianco, poi il Rosato da gennaio 2022. A seguire, dopo un anno, il rosso».

 

Intervista realizzata da Romano Pezzani

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