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05.06.2021 - 16:390

«Pensare prima di aprire la bocca è una regola»

Da diplomatico a giornalista, James Hansen è stato anche capoufficio stampa di Olivetti, Fininvest e Telecom Italia

IVREA - James Hansen, nato a Washington l’8 giugno 1949 e cresciuto a Seattle, oggi vive a Ivrea, in Piemonte. Già diplomatico di carriera per il Dipartimento di Stato USA, dal quale era stato nominato Vice Console del Consolato Generale di Napoli nel 1975, Hansen si è in seguito affermato come corrispondente dall’Italia di prestigiose testate quali “The Daily Telegraph” e “The International Herald Tribune” nonché collaboratore occasionale de “The Economist”, del “Wall Street Journal” e “The Daily Mail”. È stato direttore della rivista di geopolitica “East” (distribuita in Italia e in altri 21 paesi), consulente della rete televisiva americana “CBS” e European Editor dell’inglese “New Scientist”. Trasferitosi poi, come dice lui, “dall’altra parte della scrivania”, è stato capoufficio stampa di Olivetti, Fininvest e Telecom Italia. Passato alla consulenza con una sua società milanese, ha assistito numerosi gruppi industriali ed entità italiani nelle loro relazioni internazionali. Oggi dirige il settimanale “Nota Diplomatica”.

L’Italia è la sua seconda patria da oltre 40 anni. Si sente ancora americano?
«Certo, seppure meno di una volta. Le mie origini non sono andate perse, anche se ormai ho vissuto molto più in Italia con non negli Stati Uniti. Se non sono cittadino italiano, è solo perché italiano si nasce, non si diventa».

Tutto cominciò da Napoli…
«Il Dipartimento di Stato USA mi ci ha mandato come Vice Console, dopo che avevo ricoperto la carica di Assistente del Sottosegretario di Stato per gli Affari Europei. Non sono venuto per un’idea romantica dell’Italia, ma il mio percorso qui mi ha poi dato tante soddisfazioni».

Oggi vive a Ivrea con il suo cane Tiberio ed è un nonno felice di due nipoti.
«Mi sono trasferito in Piemonte da Milano al momento giusto. È stato molto meglio affrontare i lockdown in un paese piuttosto che in una metropoli. Diciamo che c’è più aria da respirare...»

Le sue alte cariche di dirigente in ambito di comunicazione l’hanno messa in contatto con i massimi livelli dell’economia italiana. Con quali sensazioni?
«Quando si è responsabili dell’ufficio stampa di una grande società, bisogna stare attenti, certi errori possono causare danni gravi. L’ho constatato in Olivetti, in Fininvest e poi in Telecom Italia. La regola è semplice: pensare sempre prima di aprire bocca».

Oggi dirige la “Nota Diplomatica”. Cosa tratta?
«È un appuntamento settimanale, che recentemente ho raccolto in un libro di oltre 150 note, Nota Diplomatica: Pratiche innaturali. I singoli testi sono delle “pillole”, brevi note sempre diverse di politica, storia, economia, cultura e costume, dal passato e dal presente e da ogni angolo del Pianeta. Sono informazioni sorprendenti, talvolta perfino bizzarre, ma vere e attentamente documentate. Sono orgoglioso che 30 giornali nel mondo riprendano “Nota diplomatica” quando esce ogni venerdì».

Cosa la stimola invece di In Fact?
«Condivido l’avventura con il mio socio Federico Foscale. È un esperimento su come fare l’informazione corretta in Internet. Le nostre “notine” sono assolutamente senza fronzoli, hanno solo tre elementi fondamentali: il dato, il fatto e la fonte, così da rendere la notizia molto sintetica e soprattutto di non barare mai con il lettore. L’assenza del titolo, sostituito da un’eloquente cifra, ne è la chiave. Noi americani andiamo matti per i numeri e per le statistiche».

A cura di Romano Pezzani 

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