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Activision-Blizzard
GAMES
27.07.2016 - 12:000

Con Ana le "super-nonne" invadono i games

Blizzard con "Overwatch" lancia la prima eroina senior e il successo è clamoroso, l'esperta: «Nuove frontiere dell'immedesimazione»

 

IRVINE - Con il suo fucile di precisione e le sue bombe è in grado, allo stesso tempo, di ferire gli avversari e di curare gli alleati. Ana, nuovo personaggio dello sparatutto online "Overwatch", è una novità assoluta non solo per quanto riguarda le meccaniche di gioco.

Si tratta, infatti, della primo avatar femminile senior mai lanciato in un prodotto commerciale di alto livello. Di origini egiziane, madre di un'altro personaggio del gioco (Pharah, anche lei donna e assai combattiva), sfoggia con superiorità la sua chioma argentata e le sue rughe.

Stando a Blizzard, l'azienda che ha realizzato il titolo, è il «punto di arrivo di un discorso volto all'inclusività assoluta». In "Overwatch" le varietà e le tipologie, fisiche ma anche etniche e linguistiche si sprecano: guerriere muscolose, soldati panciuti e filiformi, ragazzine "nerd" (realistiche) e combattive che durante gli scontri non si esprimono solo in inglese ma anche nella loro lingua (giapponese, tedesco, coreano, francese, e chi più ne ha). Insomma una piccolo grande party di diversità come mai non se ne erano visti in un videogioco.

E la nostra Ana, in tutto questo come si comporta? Alla grande. A poco più di una settimana dal lancio è diventato di gran lunga uno dei personaggi più amati e membro intoccabile di ogni team di successo. Come mai un botto del genere? «Devo essere sincera, se mai dovessi giocare a quel videogioco anche io sceglierei lei», ci conferma Vera Giuffrida sociologa, psicologa e testimonial delle Girl geek Dinners Ticino. «È un personaggio forte, che aiuta nell'ombra, come farebbe una nonna con i suoi cari. Anche per Ana la famiglia è un valore importante e questa è una cosa che non può lasciare indifferenti».

"Overwatch" è un bell'esempio di empowerment e inclusività per un prodotto di pop-culture di massa... «È vero, si trova una bella varietà di personaggi, quelli femminili poi sono diversi dai soliti stereotipi, ce n'è davvero per tutti i gusti. È una cosa importante perché permette a tutti di trovare il proprio punto di riferimento, qualcuno con cui immedesimarsi.».

Per quanto riguarda Ana è stato un trionfo anche su Twitter, le videogiocatrici quarantenni e cinquantenni hanno esultato affermando: «Finalmente un'eroina che inizia a mostrare qualche capello grigio!». «Trovo sia molto bello che una donna "over 60" sia diventata, a suo modo, un'icona videoludica. La sua parabola personale poi è particolarmente forte: ha lasciato il "lavoro" per dedicarsi alla famiglia e, più avanti, ha deciso che per il bene di tutti era il caso di ritornare indietro e dare il proprio contributo».

Insomma, se non è una super-nonna questa...

 

 

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