Cerca e trova immobili

Master interregLa liaison fra finanza “buona” e imprenditorialità locale per nuovi valori reali nel futuro dell’area insubrica

02.07.24 - 14:30
La piazza finanziaria ticinese e l’economia del Nord Italia: stimoli all’integrazione territoriale in ottica transfrontaliera.
Centro Studi Villa Negroni
La liaison fra finanza “buona” e imprenditorialità locale per nuovi valori reali nel futuro dell’area insubrica

NEWSBLOG
Rubriche argomentali a pagamento curate da aziende e inserzionisti esterni

La piazza finanziaria ticinese e l’economia del Nord Italia: stimoli all’integrazione territoriale in ottica transfrontaliera.

di Roberto Andreoli, Managing director, Carthesio SA

Il programma europeo Interreg, che nel 2024 ha compiuto 34 anni, è volto alla cooperazione transfrontaliera e coinvolge cittadini, aziende, istituzioni, comuni, regioni e Paesi incoraggiandoli ad affrontare le sfide con un approccio che va oltre i confini nazionali. Nello specifico, l’area che insiste ed è stata oggetto del percorso formativo “Master di II livello in “Servizi finanziari transfrontalieri: trasformazione del mercato e opportunità per le imprese” ha manifestato un rilevante aumento degli elementi di interconnessione, in particolare sul piano economico oltre che agli importanti flussi di capitale umano e alle intense relazioni commerciali, funzionali alla Nuova Politica Regionale (NPR).

All’interno del programma, le comuni strategie e sfide riguardano:

    • ricerca, innovazione e competitività quali prerequisiti essenziali per favorire lo sviluppo economico del territorio con consolidamento dei legami fra imprese (anche con partenariato pubblico), università e centri di ricerca, finalizzati allo sfruttamento dei vantaggi comparativi e alla stimolazione della domanda di investimenti sia al di qua sia al di là del confine;
    • tutela del patrimonio naturale e adattamento al cambiamento climatico, per sviluppare congiuntamente competenze degli attori politici e tecnici, consapevolezza e diffusione di comportamenti virtuosi nella popolazione;
    • mobilità, per superare le barriere naturali promuovendo l’integrazione con soluzioni efficienti e sostenibili;
    • mercato del lavoro, per incrementare collaborazione e coordinamento specialmente negli uffici competenti;
    • servizi socio-sanitari, nel supporto alla popolazione attiva (medicina di prossimità, contrasto alle diseguaglianze, inclusione e appartenenza e diffusione della cultura del welfare);
    • turismo nell’area di cooperazione, con promozione del territorio attraverso nuove modalità eco-sostenibili e tecnologicamente innovative;

“… il percorso negli ultimi decenni della piazza finanziaria ticinese, intrecciando evoluzione del contesto internazionale, dinamiche strutturali e modelli organizzativi. È la cronaca di un “salto quantico”. Di un passato, caratterizzato dalla dicotomia: separazione fra finanza ed economia, frontiere impermeabili, indipendenza degli attori, e una pura gestione patrimoniale, dove la crescita è stata debitrice di condizioni quadro particolarmente favorevoli. E di un futuro, contraddistinto dall’integrazione: interconnessione fra finanza ed economia, spazio transfrontaliero, collaborazione fra soggetti e un “vero wealth management“.

“… L’ampliamento della consulenza, con l’integrazione nella gestione finanziaria di molteplici altri bisogni del cliente imprenditore, permette di oltrepassare i problemi legati all’accesso al mercato italiano. Un nuovo approccio che richiede contemporaneamente competenze ampliate e conoscenze specializzate, possibili in un’ottica di forte collaborazione fra i molteplici attori finanziari presenti sulla piazza ticinese e in un contesto territoriale insubrico dove si incontrano e si intrecciano finanza ed economia.” (René Chopard).

La specifica area ha la possibilità, nel periodo di discontinuità attuale (che si è palesata a valle degli importanti cambiamenti normativi in atto ma che ha origini più remote - crisi 2007/08 ancora non risolta, crisi pandemica, crisi energetica, crisi demografica e recente conflitto in Ucraina), di enfatizzare il suo status di “territorio di utili differenze” grazie all’innovazione che può nascere dallo scambio. È essenziale individuarne le opportunità con la definizione di strategie diverse e proposte alternative e basate sull’interdisciplinarità, al fine della determinazione di occasioni di sviluppo comune per la crescita di nuove competenze e per la formazione della nuova classe dirigente; ciò accrescendo la competitività dell’intera area grazie ai vantaggi derivati da un’economia di agglomerazione. Il coinvolgimento dei settori bancario e finanziario, anche se non direttamente o almeno non nelle consuete declinazioni in cui vengono considerati, dovranno essere rivalutati e utilizzati quali elementi detonanti e di supporto operativo.

La realizzazione di azioni comuni ai diversi territori dell’area transfrontaliera pare giustificata, se non addirittura può rappresentare la via più sensata per trovare soluzioni ai rispettivi problemi dei sistemi produttivi locali (unione per agire con “massa critica”) essenzialmente per due ragioni fondamentali:

    • la similitudine dei problemi da affrontare;
    • la complementarità tra i sistemi dell’area, quali servizi alle imprese, offerta formativa, specializzazioni economiche e modelli di sviluppo; con le relative azioni comuni in:
    • governance dei servizi e delle politiche;
    • strutture produttive e relazioni, per maggiori economie di scala;
    • innovazione, per maggiore comunicazione fra impresa e mondo della ricerca;
    • internazionalizzazione;
    • risorse umane (problematiche demografiche e di formazione);

Con il territorio messo “a fattor produttivo comune” nella struttura relazionale (informale) e in quello del sistema istituzionale (garanzia formale).

L’area presenta quindi un potenziale qualitativo e quantitativo (imprese, capitale, potenziale produttivo, risorse umane, capacità di introduzione di innovazione di servizi alle imprese, centri di ricerca e formazioni, risorse finanziarie) tale da poter permettere uno sviluppo endogeno peculiare e autonomo rispetto ad altri centri economici.

Il funzionamento dell’area transfrontaliera, ma anche i rischi di una posizione “troppo forte”, sono elementi da interiorizzare in una nuova società coesa e integrata che ragioni e assimili i razionali di un sistema locale e internazionale i cui attori attivi (cittadini e politica) agiscano a valle di considerazioni e condivisioni che vadano al di là del “day by day”, con un più ampio respiro sia temporale, sia sociale, sia valoriale con “budget delle idee da realizzare prima del budget dei numeri”. Ad oggi le differenze istituzionali e di percezione politica sono tali da non riuscire a coinvolgere sufficientemente gli attori locali. Oltre a ciò, il cambio di paradigma avvenuto con l’introduzione dei dettami della citata Nuova Politica Regionale (NPR), anziché favorire una maggiore integrazione dei due territori, ha reso più difficile il dialogo su vasta scala. Le disarmonie tra i criteri di finanziamento svizzeri (progetti per la metà autofinanziati) e italiani (progetti quasi totalmente sovvenzionati) hanno messo in evidenza differenze sostanziali nella motivazione di costruzione di progetti e nella creazione dei consorzi necessari per accedere ai bandi di concorso europei. All’avvio del nuovo settennio 2021-2027 e alla luce dei recenti sconvolgimenti creati dal Covid, con gli importanti programmi di investimento per il rilancio economico del continente che vedono l’Italia come il primo destinatario con ben 200 miliardi di euro, ci si interroga su come i tre Cantoni svizzeri coinvolti possano approfittarne al meglio tramite proficui progetti di cooperazione transfrontaliera.

Indipendentemente da quale sarà la modalità di cooperazione tra le due realtà nazionali per il prossimo decennio, al di qua e al di là della frontiera, vanno in primo luogo concretizzati gli interessi comuni nel lavorare insieme, salvaguardando logiche di buon vicinato e garantendo al contempo un solido e duraturo miglioramento della qualità di vita dei cittadini delle regioni interessate. Il programma comprende cinque obiettivi strategici della politica di coesione dell’UE, ovvero:

    • un’Europa più competitiva e più intelligente (OP1);
    • un’Europa più verde (OP2);
    • un’Europa più connessa (OP3);
    • un’Europa più sociale e inclusiva (OP4):
    • una migliore governance della cooperazione (OP5). 

In particolare, il programma mira a creare filiere e reti transfrontaliere di imprese e a sostenere iniziative locali che utilizzano, ripristinano e promuovono il rispettivo patrimonio culturale e di know-how imprenditoriale (spec. PMI). Dovrebbero inoltre essere caratterizzate da sostenibilità finanziaria e stabilità creando posti di lavoro permanenti e contribuendo alla visibilità internazionale dell’area.

L’obiettivo è sviluppare progetti che abbiano effetti concreti e duraturi nella regione di confine e che siano integrati nei progetti attuati a livello Paese nell’ambito delle diverse politiche settoriali. Il programma Interreg VI A Italia−Svizzera formula intenti e obiettivi comuni in tale direzione.

Ad oggi, la mancanza di governance condivisa, riconducibile alla posizione di confine (diverse norme giuridiche e amministrative) e alla forte sfera di influenza di importanti aree metropolitane (Zurigo per il Ticino e Milano per le province lombarde), ha impedito all’area del Programma di sviluppare appieno il proprio potenziale. Alle citate criticità si aggiungono quelle legate alla “politica” (es. lavoratori frontalieri) che hanno ulteriormente limato efficacia ed efficienza del Programma. L’enfatizzazione della cooperazione e del coordinamento nel campo dell’istruzione, della formazione professionale, dell’istruzione universitaria e della ricerca porterebbero ulteriori vantaggi economici all’area, ovvero:

    • aumento del bacino di lavoratori qualificati;
    • maggiore capacità di innovazione e attrattività per i lavoratori qualificati;
    • sviluppo di reti transfrontaliere tra le imprese con promozione degli scambi;
    • massa critica rispetto agli obiettivi comuni e relativa maggiore capacità strategica;
    • migliore organizzazione e gestione del trasferimento tecnologico e dei servizi di supporto all’innovazione

Con la costruzione e la realizzazione di una struttura di governance che promuova uno spazio economico e abitativo transfrontaliero integrato, con una visione condivisa e una pianificazione a medio e lungo termine.

La qualità delle risorse (in primis il fattore umano) è stato un elemento indiscusso per il successo delle imprese insubriche con competenze frutto dell’incontro e del confronto tra apporti culturali diversi. “La qualità, d’altro canto, è il frutto delle competenze di tutti”.


Questo articolo è stato realizzato da Centro Studi Villa Negroni, non fa parte del contenuto redazionale.
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE