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AvanTICase in legno nelle città del futuro per ridurre le emissioni di CO2

19.10.22 - 08:00
Costruire case in legno anziché in acciaio e cemento potrebbe evitare 100 Gt di emissioni di CO2 entro il 2100.
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Case in legno nelle città del futuro per ridurre le emissioni di CO2
Costruire case in legno anziché in acciaio e cemento potrebbe evitare 100 Gt di emissioni di CO2 entro il 2100.

Un nuovo studio effettuato dai ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), in Germania, ha analizzato per la prima volta l’impatto sull’uso del suolo di una transizione su larga scala verso città fatte di legno. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, sostiene che la costruzione di palazzi in legname anziché in acciaio e cemento potrebbe evitare oltre 100 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 fino al 2100.

La ricerca parla di un riutilizzo del legno delle foreste, che in questo caso non andrebbe distrutto ma sfruttato a fini ecologici, ponendo naturalmente attenzione a non alterare la biodiversità. Inoltre, lo studio affronta il tema dello stoccaggio a lungo termine del carbonio nei prodotti legnosi, delle emissioni prodotte dal cambio d’uso del suolo e del conseguente impatto sulla produzione alimentare dovendo aumentare il numero di piantagioni di alberi per il settore edile.

L’autore principale, Abhijeet Mishra, ha spiegato che: «Più della metà della popolazione mondiale vive attualmente nelle città. Entro il 2100 le cifre aumenteranno in modo significativo. Di conseguenza, crescerà anche il numero delle case realizzate in cemento e acciaio, materiali che inquinano perché contengono molto carbonio». L’alternativa, secondo il ricercatore, sarebbe quella di dirottare l’industria delle costruzioni verso edifici di media altezza, tra i 4 e i 12 piani, realizzati in legno piuttosto che in acciaio e cemento.

«La produzione di legno ingegnerizzato rilascia molto meno CO2 rispetto alla produzione di acciaio e cemento. Il legno ingegnerizzato immagazzina anche carbonio, rendendo le città del legno un unico pozzo di carbonio a lungo termine: entro il 2100, questo procedimento potrebbe far risparmiare oltre 100 gigatonnellate di emissioni di CO2 aggiuntive, volume utile per contenere la differenza di temperatura globale entro i 2°C», ha affermato Mishra.

Con il supporto di un software per mappare l’allocazione dell’uso del suolo, il team ha analizzato quattro differenti scenari. Il primo considera la costruzione in cemento e acciaio, il secondo prende in esame il legno, e gli ultimi due ipotizzano sempre l’uso del legno ma in uno scenario dove la domanda di materiale aumenta. I risultati hanno evidenziato che, se accuratamente progettato, l’uso intensivo di legname si rivelerebbe la scelta migliore per l’ambiente.

Per non impattare sull’uso del suolo a uso agricolo, il legno necessario (circa 140 milioni di ettari aggiuntivi) proverrebbe da piantagioni forestali compatte che occupano poca superficie, oltre che da una normale manutenzione dei boschi naturali. Devono essere esclusi dalla conversione in piantagioni per l’edilizia tutte le foreste e le aree protette, essenziali per la biodiversità. In questo modo, il quantitativo di CO2 stoccata all’interno del legno, ovvero quella assorbita dagli alberi durante la loro vita, andrebbe a impattare in maniera positiva sul bilancio finale.

«Il nostro studio sottolinea che le case urbane fatte di legno potrebbero svolgere un ruolo vitale nella mitigazione dei cambiamenti climatici a causa del loro potenziale di stoccaggio del carbonio a lungo termine. Sono però necessarie una forte governance e un’attenta pianificazione per limitare gli impatti negativi sulla biodiversità e garantire un transizione sostenibile verso le città in legno», ha concluso Mishra.

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