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AvanTIUna cornea bioingegnerizzata ha restituito la vista a non vedenti

05.10.22 - 08:00
Sviluppato un impianto a base di proteine di collagene dalla pelle di maiale che ha ripristinato la vista a 20 persone
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Una cornea bioingegnerizzata ha restituito la vista a non vedenti
Sviluppato un impianto a base di proteine di collagene dalla pelle di maiale che ha ripristinato la vista a 20 persone

Un team di ricercatori dell’Università di Linköping e di LinkoCare Life Sciences AB ha sviluppato un impianto bioingegnerizzato a base di proteine di collagene dalla pelle di maiale simile a una cornea umana. In uno studio pilota l’impianto ha ripristinato la vista a 20 persone con cornee malate, la maggior parte delle quali era cieca prima del trapianto. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, rappresenta una speranza per coloro che soffrono di cecità corneale e ipovisione, oltre che una valida alternativa al trapianto di cornee umane donate.
Per creare un’alternativa alla cornea umana, i ricercatori hanno adoperato molecole di collagene derivate dalla pelle di maiale che sono state purificate e moltiplicate in condizioni rigorose per l’uso umano. La pelle di maiale utilizzata è un sottoprodotto dell’industria alimentare, il che la rende di facile accesso ed economicamente vantaggiosa. Nel processo di costruzione dell’impianto i ricercatori hanno stabilizzato le molecole di collagene sciolte formando un materiale robusto e trasparente in grado di resistere alla manipolazione e all’impianto nell’occhio. A differenza delle cornee donate, che devono essere usate entro due settimane dall’espianto, quelle bioingegnerizzate hanno il vantaggio di poter essere conservate anche per due anni prima dell’uso.
«Siamo riusciti a dimostrare che è possibile sviluppare un biomateriale che può esser prodotto in serie e conservato per due anni. Ciò ci consentirà di raggiungere un numero ancora maggiore di persone con problemi di vista e superare il problema della carenza di tessuto corneale donato come anche quello dell’accesso non sempre semplice alle altre cure», ha affermato Neil Lagali, Professore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche della LiU.
I ricercatori, inoltre, hanno sviluppato un nuovo metodo minimamente invasivo per il trattamento della malattia del cheratocono, che colpisce la cornea rendendola così sottile da poter portare alla cecità. L’unica soluzione oggi adottata per curare il cheratocono è la rimozione chirurgica della cornea e il successivo trapianto di cornea donata, un intervento molto complesso e invasivo che può essere eseguito solo negli ospedali più attrezzati. «Con il nostro metodo, il chirurgo non ha bisogno di rimuovere il tessuto del paziente ma si limita a praticare una piccola incisione attraverso la quale inserisce l’impianto nella cornea esistente», ha commentato Lagali. Non sono necessari punti di sutura e l’incisione della cornea può essere eseguita tramite l’uso di un laser ad alta precisione o di normali strumenti chirurgici.
La sperimentazione è stata condotta in Iran e India, due paesi dove molte persone soffrono di cecità corneale e ipovisione e c’è una significativa mancanza di cornee donate e di opzioni terapeutiche. Venti persone che erano cieche o sul punto di perdere la vista a causa di un cheratocono avanzato hanno partecipato allo studio clinico pilota e hanno ricevuto l’impianto bioingegnerizzato. Le operazioni sono state prive di complicazioni, il tessuto è guarito velocemente e un trattamento di otto settimane con colliri immunosoppressori è stato sufficiente per prevenire il rigetto dell’impianto.
Lo scopo dello studio clinico era quello di verificare la sicurezza dell’impianto. Prima dell’operazione, 14 dei 20 partecipanti erano ciechi. Dopo due anni nessuno di loro aveva problemi visivi e tre dei partecipanti indiani classificati inizialmente come “non vedenti” hanno recuperato una capacità visiva perfetta.

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