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AvanTICreata una pelle umana vivente per rivestire i robot bioibridi

03.08.22 - 08:00
Un team di scienziati ha realizzato un dito robotico ricoperto di cute fatta da cellule umane vive e che si autorigenera
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Creata una pelle umana vivente per rivestire i robot bioibridi
Un team di scienziati ha realizzato un dito robotico ricoperto di cute fatta da cellule umane vive e che si autorigenera

Un team di scienziati dell’Università di Tokyo è riuscito a creare con successo un dito robotico rivestito di una pelle composta di cellule umane vive con tanto di proprietà autorigeneranti e idrorepellenti. Secondo il Prof. Shoji Takeuchi che ha coordinato lo studio, si tratta del primo passo per conferire un aspetto più realistico agli androidi che al momento sono ricoperti in gomma o silicone, materiali che al tatto sono molto diversi dall’epidermide umana.

Per prima cosa, i ricercatori giapponesi hanno costruito un dito robotico motorizzato in grado di piegarsi e raddrizzarsi, questo per testare l’elasticità dei tessuti una volta applicati. Il dito è stato poi immerso in un cilindro contenente una soluzione composta da collagene e cellule di fibroblasti dermici umani, ovvero i componenti principali dei tessuti connettivi della nostra pelle. Grazie alle sue proprietà, questa soluzione si restringe e si adatta ai contorni del dito, formando così un rivestimento in idrogel omogeneo e privo di interruzioni.

Attorno a questo primo strato gli scienziati hanno fatto crescere un secondo strato di cellule cheratinocitarie epidermiche umane, cioè le cellule più abbondanti della nostra epidermide che costituiscono lo strato più esterno della pelle, e quindi responsabili della produzione della cheratina, la proteina alla base di peli, unghie e capelli. Tale strato ha formato un rivestimento resistente all’acqua e all’umidità che presenta caratteristiche di elasticità e resistenza in grado di permettere movimenti ripetuti del dito-robot senza rompersi, conferendo così al dito anche una consistenza più naturale.

In effetti, al momento del test, il dito è stato in grado di piegarsi e allungarsi senza che il rivestimento si rompesse. La pelle ha mostrato di possedere anche proprietà rigenerative dato che, quando è stata tagliata, è stato sufficiente applicare una benda di collagene e questa si è gradualmente “fusa” con i tessuti circostanti, andando così a rimarginare la ferita. Questa pelle per robot potrebbe essere realizzata in diverse tonalità aggiungendo i melanociti, le cellule responsabili del colore della pelle. Tuttavia, è ancora molto fragile e, non essendo irrorata di sangue e altri liquidi, va mantenuta continuamente umida per evitare che si secchi e si rompa.

«Siamo sorpresi di quanto bene il tessuto cutaneo si adatti alla superficie del robot. Ma questo lavoro è solo il primo passo verso la creazione di robot ricoperti di pelle viva», ha dichiarato il Prof. Takeuchi. Ovviamente ci sono ancora alcune sfide da superare con questo tipo di pelle vivente, essendo più debole della pelle naturale e richiedendo un costante apporto di nutrienti e la rimozione dei rifiuti per sopravvivere. Tuttavia, gli scienziati hanno intenzione di affrontare questi difetti aggiungendo ulteriori caratteristiche come le ghiandole sudoripare, i follicoli piliferi, le unghie e persino i neuroni sensoriali capaci di fornire il senso del tatto.

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