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GIAPPONECellule di corallo coltivate in laboratorio

16.06.21 - 08:00
Per provare a salvare le barriere coralline uno studio giapponese ha creato linee cellulari di corallo in laboratorio
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Cellule di corallo coltivate in laboratorio
Per provare a salvare le barriere coralline uno studio giapponese ha creato linee cellulari di corallo in laboratorio

Un team di scienziati giapponesi è riuscito a far crescere stabilmente una specie di corallo in laboratorio. Si tratta di un risultato mai ottenuto finora, che potrebbe aiutare a studiare e favorire il restauro delle barriere coralline.
Le barriere coralline sono formazioni tipiche dei mari tropicali e sono costituite da innumerevoli e minuscoli invertebrati chiamati polipi di corallo, che a loro volta vivono in una particolare simbiosi con delle alghe unicellulari. Tramite la fotosintesi queste alghe producono l’ossigeno e lo zucchero assimilati poi dai polipi di corallo, i quali in cambio concedono alle alghe nutrienti e un habitat protetto. I polipi secernono calcio, costruendo gradualmente l'impalcatura nota come “corallo”, che impiega anche centinaia di anni per crescere e formare la cosiddetta barriera corallina.
Questi habitat naturali sono oggi minacciati dal riscaldamento delle acque marine e dall’acidificazione degli oceani. Se infatti l’acqua in cui vivono i coralli si riscalda, le alghe simbiotiche abbandonano i polipi, che quindi diventano incolori e creano coralli di un bianco lucente. Tale condizione è conosciuta come “sbiancamento dei coralli”. I coralli sbiancati sono fragili e inabitati, e non danno nutrimento ai pesci e alle altre creature del mare.
Anche l’acidificazione degli oceani rende più debole lo scheletro di calcio del corallo. Il grado di acidità dei mari è attualmente in aumento a causa della maggiore concentrazione di CO2 nell’atmosfera, che sciogliendosi in mare forma un acido debole che abbassa il valore del pH delle acque. I coralli, purtroppo, sono molto sensibili alla diminuzione del pH, poiché la loro calcificazione diminuisce in modo significativo rallentandone la crescita.
Per tutte queste ragioni, la ricerca giapponese, finanziata dalla Okinawa Institute of Science and Technology Foundation e realizzata con la collaborazione dell’Università di Kochi, si rivela preziosissima per la salvaguardia dei coralli. Gli scienziati, infatti, sono riusciti a coltivare con successo cellule di corallo in laboratorio. Nello specifico, i ricercatori sono stati in grado di stabilizzare linee cellulari di una specie particolare di corallo, la Acropora tenuis, che si trova soprattutto nella regione oceanica Indo-Pacifico e nel Mar Rosso.
L’importanza dell’essere riusciti a ottenere tali linee cellulari sta nel fatto che mentre le cellule ottenute dalle colture primarie hanno una durata limitata nel tempo, le linee cellulari continue sono cellule “trasformate”, cioè cellule che hanno subito una modificazione che le ha rese capaci di crescere indefinitamente. In effetti, durante la ricerca, sette degli otto tipi di cellule coltivate in piastre di Petri si sono dimostrate stabili e potevano continuare a crescere indefinitamente.
Inoltre, le cellule sono anche in grado di resistere al congelamento con azoto liquido, in modo da poter essere spedite ai laboratori di ricerca in tutto il mondo.
I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Marine Biotechnology, si rivelano quindi di enorme importanza in quanto potrebbero aiutare a proteggere e mettere al sicuro le barriere coralline, un meraviglioso scrigno di biodiversità messo purtroppo in pericolo dai cambiamenti climatici.

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