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10.10.2020 - 08:000

Persone affette da cecità riescono a “vedere” grazie a un impianto cerebrale

Sviluppato un impianto cerebrale che consente alle persone non vedenti e ipovedenti di “vedere” la forma delle lettere

Per aiutare le persone non vedenti, i ricercatori di tutto il mondo pensano da tempo a un dispositivo capace di inviare le immagini direttamente al cervello. Finora i progressi in questa direzione sono stati sempre piuttosto limitati. Oggi, però, un team di scienziati del Baylor College of Medicine di Houston ha fatto un passo avanti importante per raggiungere questo obbiettivo.
Come viene riportato in un nuovo articolo pubblicato sull’autorevole rivista Cell, il team ha sviluppato un impianto cerebrale che consente ai non vedenti e agli ipovedenti di “vedere” la forma delle lettere. Il dispositivo non prende in considerazione gli occhi, ma trasmette informazioni visive da una telecamera direttamente agli elettrodi impiantati nel cervello. Potrebbe quindi trattarsi di un passo avanti verso una “protesi visiva” che consentirebbe ai non vedenti di riacquistare completamente la vista.
Nello specifico, i partecipanti allo studio sono stati in grado di “vedere” i contorni delle forme, grazie a complesse sequenze di impulsi elettrici inviati al loro cervello. «Quando abbiamo utilizzato la stimolazione elettrica per rintracciare dinamicamente le lettere direttamente sul cervello dei pazienti, sono stati in grado di "vedere" le forme delle lettere e di identificarle correttamente», ha affermato l'autore senior dello studio Daniel Yoshor.
Durante la sperimentazione i partecipanti hanno descritto di vedere punti luminosi o linee che formavano delle lettere. Questo dispositivo, quindi, potrebbe avere un impatto notevole sulla vita dei non vedenti. «La capacità di rilevare la forma di un membro della famiglia o di consentire una navigazione più indipendente sarebbe un progresso meraviglioso per molti pazienti non vedenti», ha dichiarato Yoshor a Live Science.
Lo sviluppo del dispositivo è comunque ancora nelle sue fasi iniziali e ci sono molte sfide da superare prima che questa tecnologia possa entrare nella pratica clinica. «La corteccia visiva primaria, dove sono stati impiantati gli elettrodi, contiene mezzo miliardo di neuroni. In questo studio abbiamo stimolato solo una piccola parte di questi neuroni con una manciata di elettrodi», ha spiegato il primo autore dello studio Michael Beauchamp.
«Un prossimo passo importante sarà lavorare con i neuroingegneri per sviluppare una rete di migliaia di elettrodi, in modo da avere una stimolazione più precisa. Insieme al nuovo hardware, degli algoritmi di stimolazione migliorati ci aiuteranno a realizzare il sogno di fornire informazioni visive utili ai non vedenti».

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