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04.04.2020 - 08:000

E se l’Intelligenza Artificiale fosse in grado di percepire gli odori?

I ricercatori di Google Brain stanno addestrando l’AI a identificare gli odori ottenendo buoni risultati

NEW YORK - Oggi l’Intelligenza Artificiale è in grado di svolgere numerose funzioni. Ad esempio, grazie all’impiego di telecamere e microfoni può “vedere” e “ascoltare”. Ciò che non è affatto capace di fare però è percepire gli odori, in quanto priva di qualsiasi strumento che adoperi il senso dell’olfatto. Tuttavia, i ricercatori di Google Brain stanno lavorando per cercare di raggiungere questo obbiettivo, e lo stanno facendo attraverso lo sviluppo di una rete neurale che aiuti l’AI a identificare le caratteristiche olfattive di una molecola.
I dettagli della ricerca in questione sono stati spiegati in un articolo pubblicato su ArXiv. Nello specifico, i ricercatori sono partiti creando un database di 5.000 molecole. A circa due terzi di esse sono state aggiunte etichette riguardo il tipo di profumo che emanavano, con aggettivi specifici come “dolce”, “tropicale”, “floreale”, eccetera. Le altre molecole sono state invece utilizzate per mettere alla prova l’AI, che è stata così “addestrata”, facendole appunto testare le nuove molecole e chiedendole di definire che aroma dovessero avere.
L’AI pare abbia superato la prova, in quanto gli algoritmi sono stati in grado di prevedere gli odori delle molecole in base alle loro strutture. Tuttavia, il lavoro è solo all’inizio e ci sono ancora molti problemi da risolvere. Il primo è che normalmente due persone diverse possono definire in modo differente un odore. Ad esempio, con un profumo particolare come il sandalo, gli aggettivi che potrebbero essere utilizzati per descriverlo possono essere “legnoso” o “terroso” a seconda di cosa viene percepito da ciascuno.
Un altro problema può riguardare le cosiddette molecole chirali. Tecnicamente parlando, infatti, può accadere che due molecole abbiano gli stessi atomi e legami, ma disposti come immagini speculari, con il risultato che hanno odori completamente diversi. Tali molecole chirali, in sostanza, potrebbero ingannare l’AI. Un esempio classico è quello del cumino e della menta verde. Per ultimo, l’esercizio con molecole singole può essere relativamente semplice, ma quando si va ad analizzare un profumo complesso fatto da un insieme di molecole l’AI potrebbe avere problemi a riconoscere l’aggregazione di molecole.
I ricercatori di Google sono quindi ben consapevoli del fatto che istruire l’AI per associare molecole specifiche ai loro profumi costituisca soltanto un primo passo. Comunque un primo passo importante, perché una tecnologia di questo tipo potrebbe essere impiegata a diversi livelli.
Secondo il team di Google Brain, infatti, probabili applicazioni potrebbero avvenire nel campo dell’industria alimentare, per testare la qualità dei prodotti, oppure nel campo della chimica, o ancora, per il ramo delle neuroscienze sensoriali. Grazie alla possibilità di lavorare più facilmente su nuove molecole olfattive, poi, si potrebbe rivoluzionare il modo di produrre le fragranze sintetiche. Si potrebbe arrivare persino a digitalizzare gli odori. Inoltre, nel testo della ricerca si allude anche a un’applicazione estremamente innovativa, cioè alla possibilità di far sentire di nuovo i profumi a chi non è più in grado di poterlo fare.

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