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28.03.2020 - 08:000

Droni controllati dai soldati tramite le onde cerebrali

Il Pentagono vuole costruire una tecnologia che dia ai soldati la possibilità di guidare con la mente i droni militari

La Difesa degli Stati Uniti d’America sta tentando di sviluppare una tecnologia che darebbe ai soldati la possibilità di controllare droni militari letali con le loro menti.

A tal proposito, il nuovo programma di ricerca della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), l’agenzia governativa per i progetti di ricerca avanzata del Pentagono, sta sviluppando interfacce cervello-computer (BCI) che potrebbero controllare “sciami di droni, operando alla velocità del pensiero”, almeno in base a quanto ha spiegato il neuroscienziato Al Emondi del DARPA al MIT Tech Review.

Emondi dirige il programma Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology (N 3 ), lanciato dall’Agenzia nel marzo del 2018 nella speranza di realizzare un’interfaccia cervello-computer che non debba essere impiantata chirurgicamente. A maggio dello scorso anno Emondi ha assegnato a sei team di ricercatori una somma di 104 milioni di dollari di finanziamenti, stanziati dagli Stati Uniti appunto per perseguire tale obiettivo.

Ogni squadra si approccia al problema da una prospettiva diversa. Ad esempio, il team della Carnegie Mellon University sta testando se i segnali elettrici ed ecografici possano supportare un BCI non invasivo, mentre il gruppo  della Johns Hopkins University sta esplorando la fattibilità della luce nel vicino infrarosso.

La stessa Agenzia ad ottobre ha annunciato di aver selezionato otto squadre per competere nelle prove “Alpha Dogfight”, una competizione virtuale progettata per dimostrare algoritmi avanzati di Intelligenza Artificiale in grado di eseguire manovre simulate di combattimento aereo all’interno del raggio visivo, conosciute appunto come “dogfight”.

La creazione di un dispositivo che consenta ai soldati di controllare i droni militari con le onde cerebrali solleva ovviamente forti dubbi di natura etica e politica. Basti pensare a cosa accadrebbe se tale strumento finisse in mani nemiche o se un soldato sbagliasse ad inviare i comandi. Tuttavia, non bisogna nemmeno sottovalutare le potenzialità di alcune tecnologie sviluppate in ambito militare e il loro impatto sulla società civile.

In effetti, un dispositivo di lettura della mente che non richieda alcun intervento chirurgico aprirebbe un mondo di possibilità. Ognuno di noi, ad esempio, potrebbe utilizzarlo per controllare all’istante con il solo pensiero qualsiasi strumento hi-tech collegato ad internet, che sia lo smartphone o l’impianto domotico della nostra casa. Ancora più importanti sarebbero le applicazioni in ambito sanitario. Con un tale dispositivo, infatti, le persone con arti mancanti o paralisi potrebbero controllare le protesi, o persino gli esoscheletri, usando solo le loro menti e tutto senza subire interventi chirurgici.

Ad ogni modo, il primo passo sarebbe quello di sviluppare tale innovativa tecnologia e cercare di farla funzionare. I sei team che lavorano per il DARPA stanno facendo sicuramente grandi progressi su questo fronte, ma hanno ancora molta strada da fare prima di avere un BCI non invasivo pronto per essere indossato da chiunque, civile o soldato che sia.

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