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10.03.2020 - 06:000

Contaminare Marte con microrganismi per dare avvio alla colonizzazione

Alcuni scienziati propongono di contaminare Marte con microbi terresti per creare l’ambiente adatto a colonizzarlo

Un’idea controversa

Dopo lo sbarco sulla Luna il prossimo obbiettivo delle esplorazioni spaziali è diventato senza dubbio Marte. Elon Musk e la sua compagnia SpaceX, ad esempio, hanno da poco presentato il prototipo di un missile chiamato Starship Mark 1, con cui si potrebbe sperimentare uno dei primi viaggi dell’uomo verso il Pianeta Rosso.

Per gli esseri umani, tuttavia, la sopravvivenza su un pianeta con un’atmosfera più sottile, una minore gravità e una quantità minima di ossigeno potrebbe risultare piena di sfide. Per non vivere quotidianamente in ambienti chiusi e sigillati, bisognerebbe cercare di trasformare Marte in un pianeta più simile alla Terra. Bisognerebbe cioè creare le condizioni affinché vi siano ossigeno e altri gas, temperature ottimali e una pressione dell’aria più consona alle abitudini terrestri.

A questo scopo, un gruppo di scienziati canadesi e brasiliani, in un recente articolo pubblicato sulla rivista FEMS Microbiology Ecology, ritiene che si potrebbe favorire questo processo grazie ai microbi terrestri, che aiuterebbero a preparare il Pianeta Rosso per la colonizzazione umana. Jose Lopez, della Nova Southeastern University e principale autore dello studio, ha sostenuto a tal proposito in un comunicato stampa che: «La vita come la conosciamo non può esistere senza microrganismi benefici. Per sopravvivere su un pianeta desolato e (per quanto ci dicono tutti i viaggi effettuati fino a oggi) sterile, dovremmo portare i microbi benefici con noi».

Quello che potrebbero fare i microbi su Marte

Miliardi di anni fa, la vita sulla Terra consisteva esclusivamente di microrganismi. Questi possono essere considerati i primi abitanti del nostro pianeta, in quanto vivevano in acqua in un periodo in cui la Terra era molto più calda e priva di ossigeno. «La vita sulla Terra è iniziata con microrganismi relativamente semplici che hanno la capacità di adattarsi ed evolvere nelle condizioni estreme che caratterizzavano l’ambiente terrestre nel passato antico», ha affermato Lopez.

Ancora oggi i microrganismi svolgono una funzione essenziale sulla Terra per il mantenimento della vita. Ad esempio, bilanciano i gas nell’atmosfera e decompongono sostanze animali e vegetali per creare le sostanze semplici usate nella parte bassa della catena alimentare. Oppure contribuiscono ai livelli delle precipitazioni e alla formazione delle nuvole sulla Terra, o ancora, depurano le acque nere e i rifiuti tossici.

Agli esordi della vita sulla Terra, i microbi unicellulari come i cianobatteri producevano il proprio cibo usando la fotosintesi, e per questo, ha detto ancora Lopez, «più di due miliardi di anni fa hanno fornito la maggior parte dell’ossigeno che respiriamo adesso». È per tale ragione che il team di scienziati che ha proposto lo studio ritiene che se si inviassero dei batteri del genere su Marte questi potrebbero funzionare in modo analogo, contribuendo a creare un’atmosfera di tipo terrestre e fungendo da base di una catena alimentare marziana.

«Se l’umanità è seriamente intenzionata a colonizzare Marte, un altro pianeta o una delle lune vicine in futuro, allora le persone dovrebbero identificare, comprendere e inviare i pionieri più competitivi e benefici», hanno scritto a proposito Lopez e i suoi collaboratori.

Microbi estremofili

Un altro importante vantaggio dell’inviare microrganismi su Marte prima dell’uomo, sempre secondo gli autori, è che alcuni dei batteri, virus e funghi che sostengono la vita sulla Terra sono capaci di resistere all’ambiente spaziale ostile. Tali batteri sono considerati “estremofili”, dato che possono prosperare negli ambienti più freddi, più caldi, o con elevate pressioni, del nostro pianeta.

Un esempio di specie estremofila, ad esempio, sono i tardigradi, che possono resistere senza acqua e ossigeno per periodi di tempo estremamente lunghi, oltre che sopravvivere a pressioni fino a 74.000 volte maggiori rispetto a quella che si sperimenta al livello del mare.

Lopez e i suoi colleghi, comunque, non propongono di mandare su Marte qualunque microbo presente sulla Terra, bensì di effettuare prima un’accurata selezione. Suggeriscono, infatti, di svolgere dei test rigorosi sulla Terra per determinare quali estremofili avrebbero le migliori possibilità di arrivare su Marte e sopravvivervi. Questa ricerca, secondo gli scienziati, dovrebbe precedere ogni sforzo di mandare l’uomo su Marte, dato che non avrebbe alcun senso cercare di colonizzare un altro pianeta se non si hanno gli strumenti per una sua terraformazione.

Violare uno dei principi basilari della NASA

Il problema forse più importante di questa bizzarra idea è rappresentato dal fatto che andrebbe contro uno dei principi basilari della politica della NASA, violerebbe cioè le sue rigide linee guida sulla contaminazione interplanetaria.

La politica di protezione planetaria dell’agenzia spaziale, in effetti, si propone di evitare che il nostro pianeta venga infettato da forme di vita extraterrestre, e allo stesso modo intende proteggere gli altri pianeti e oggetti spaziali da contaminazione da parte di vita terrestre. Per tale motivo tutte le attrezzature e i missili mandati nello spazio sono attentamente sterilizzati prima che abbandonino la Terra. Precauzioni simili, spiega la Nasa, «preservano la nostra capacità di studiare altri mondi nel loro stato naturale; evitano la contaminazione che intralcerebbe la nostra capacità di trovare la vita altrove, se esiste».

Gli autori dello studio, a questo proposito, sono ben consapevoli del fatto che la loro idea potrebbe sollevare alcune obiezioni di ordine etico. «Si potrebbe giustamente sostenere che i microbi liberati su Marte rappresenteranno specie invasive introdotte in un ecosistema inesplorato e possibilmente incontaminato», hanno scritto. Tuttavia, secondo Lopez e i suoi collaboratori, gli esseri umani in futuro contamineranno inevitabilmente altri luoghi nella galassia.

Pertanto, affermano, sarebbe più opportuno scegliere deliberatamente e sistematicamente con quali batteri infettare Marte. Propongono, dunque, di pensare a tali organismi terrestri come un “asset” fondamentale per innescare la vita su Marte, piuttosto che come invasori da temere.

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