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25.02.2020 - 11:290

Grazie alla realtà virtuale una mamma ha potuto rincontrare la figlia deceduta

Il video è stato pubblicato da una tv sudcoreana

Il video pubblicato dall’emittente televisiva sudcoreana Munhwa Broadcasting suscita certamente molta emozione, ma allo stesso tempo anche parecchia inquietudine. Si perché tale video mostra come, grazie alla realtà virtuale, una madre ha potuto rivedere e “riabbracciare” la figlia deceduta all’età di sette anni.
La storia riguarda Jang Ji-sung, una donna sudcoreana che nel 2016 ha perso la figlia Nayeon a causa di una malattia incurabile. A distanza di quattro anni, però, la tecnologia non è la stessa e la realtà virtuale si è evoluta, così come tutta l'infrastruttura hardware e software che compone il mondo digitale. Ed è proprio grazie alla realtà virtuale che la donna ha potuto “incontrare” di nuovo la figlia, o meglio, una sua fedele riproduzione elettronica.
Il progetto in questione si chiama “I Meet You” ed è stato raccontato in un documentario televisivo apparso qualche giorno fa in Corea del Sud, facendo già il giro del mondo. Nel video si vede la mamma indossare un casco virtuale e dei sensori per le mani che entra in un mondo virtuale realizzato dai tecnici della società televisiva. La realtà digitale riproduce un paesaggio di campagna, con alberi e un prato, in cui all’improvviso compare la figlia Nayeon, animata in 3D.
Qui avviene l’incredibile. Jang, infatti, inizia a interagire con la piccola, con tutti i limiti della realtà virtuale attuale, ma anche con tutte le opportunità che questa tecnologia oggi offre. Madre e figlia così si abbracciano, parlano, giocano sul prato, si siedono addirittura insieme per soffiare sulle candeline della torta di compleanno della bambina, fino a quando Nayeon regala un fiore bianco alla madre e si mette a dormire. Vicino a lei a questo punto appare una farfalla di luce, che inizia a volare intorno alla mamma, per poi dissolversi lentamente nell'aria e salire verso il cielo.
Nayeon è una perfetta riproduzione virtuale della bimba scomparsa, i cui movimenti sono stati ricreati grazie a un bambino in carne e ossa che le ha regalato i suoi gesti. «Ho vissuto un momento felice, il sogno che ho sempre voluto vivere. Era come fosse il paradiso», ha poi dichiarato Jang. La commozione è stata certamente enorme, non solo per lei, ma anche per gli altri membri della famiglia, padre, fratello e sorella della bambina, che hanno osservato il tutto attraverso uno schermo.
L’esperimento suscita molti dubbi etici e morali riguardo all’uso di questa nuova tecnologia digitale. Il processo di elaborazione della perdita, in effetti, è da sempre dominio della coscienza sia individuale che collettiva di una società. La realtà virtuale potrebbe certo diventare uno strumento di aiuto in questo senso, ma allo stesso tempo potrebbe rappresentare una mistificazione del mondo materiale. Tale esperienza, quindi, se da un lato appare come un momentaneo sollievo per l’anima, un riparo virtuale dal dolore, dall’altro potrebbe condurre a conseguenze spiacevoli, se non pericolose nel lungo periodo, portando ad esempio a disturbi dell’adattamento o a forti momenti di stress dettati da una mancata elaborazione del lutto.

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