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STATI UNITI / MARTE
20.02.2020 - 08:000

SpaceX sta collaborando con la Nasa per trovare siti di atterraggio per astronavi su Marte

La compagnia guidata da Elon Musk starebbe cercando dei luoghi pianeggianti e sicuri di atterraggio per portare l’uomo su Marte già nel 2022

La notizia è trapelata pochi mesi fa e ha suscitato già particolare entusiasmo negli ambienti legati alle missioni spaziali. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, Elon Musk e la sua compagnia SpaceX starebbero cercando dei posti ideali per far “ammartare” senza troppi rischi il veicolo spaziale Starship, una gigantesca navetta in grado di trasportare 100 passeggeri e 150 tonnellate di carico utile. Lo scopo di tale ricerca è ovviamente quello di portare l’uomo su Marte già nel 2022.

La scoperta della notizia
A scoprire la notizia è stato lo scrittore di storia dello spazio Robert Zimmerman, il quale ha pubblicato in anteprima alcune immagini sul suo sito “Beyond the Black”, dopo aver studiato una nuova serie di dati raccolti dal Mars Reconnaissance Orbiter (MIRO), un satellite della NASA che sta attualmente orbitando intorno a Marte. Su diverse foto Zimmerman ha notato la dicitura “Candidate Landing Site for SpaceX Starship”, cioè “sito candidato all’atterraggio della SpaceX Starship”. A tal proposito, Zimmerman ha commentato: «Per dirla in parole povere, è molto interessante scoprire che SpaceX sta iniziando a ricercare un posto dove può sbarcare l’astronave su Marte», aggiungendo che in ognuno di questi luoghi è probabile che vi sia del ghiaccio sepolto a poca profondità. SpaceX non si è ancora sbilanciata su tali indiscrezioni, anche dopo le richieste di chiarimenti da parte del noto sito americano “Business Insider”, che si occupa di notizie finanziarie e commerciali.

Le immagini del telescopio HiRISE
Le immagini incriminate provengono tutte dal telescopio HiRISE, montato sul veicolo spaziale MRO e gestito dall’Università dell’Arizona. La fotocamera di tale telescopio è in grado di scattare foto della superficie marziana con una risoluzione di 30 centimetri per pixel, cioè tre volte la risoluzione che Google Maps procura della Terra e simile a quella dei satelliti spia. HiRISE, tuttavia, può solamente prendere molte immagini interessanti ad ogni orbita e inviarle alla Terra. Pertanto, per avere delle immagini, gli scienziati devono fare una specifica richiesta sui luoghi di loro interesse con mesi di anticipo, tempo necessario a pianificare la cattura delle immagini stesse. Nel caso in questione, il progetto di ricerca di tali luoghi sarebbe partito da un database della NASA, progetto poi confermato da uno scienziato dell’Università dell’Arizona. Nello specifico, oggi si sa che le immagini sono state richieste veramente dalla società SpaceX attraverso uno scienziato del JPL della NASA.

Nove possibili siti di atterraggio
Secondo quanto evidenziato sia da Zimmerman che da Business Insider, i siti di atterraggio relative a SpaceX sarebbero in totale nove, di cui quattro scoperti dallo scrittore e cinque dal sito americano, e tutte le richieste sono state presentate da Nathan R. Williams, un geologo planetario del JPL della NASA. Dei siti richiesti da Williams sei immagini sono già pubbliche, due non ancora di dominio pubblico e la nona deve ancora essere fotografata.
Ognuno di questi luoghi presenta delle caratteristiche ideali per atterrare con un’astronave, sono cioè pianeggianti, relativamente caldi e ci sarebbe acqua ghiacciata sepolta sotto un leggero strato di terreno marziano facilmente accessibile a robot e coloni. L’idea, infatti, sarebbe quella di estrarre il ghiaccio e scioglierlo per ottenere ossigeno e carburante dall’acqua.
Alfred McEwen, geologo planetario e direttore del Planetary Image Research Laboratory, ha confermato il progetto dopo la pubblicazione di questa storia. Ha infatti sostenuto in una email a Business Insider: «Sotto la direzione del JPL, il team HiRISE ha valutato siti di atterraggio candidati per SpaceX. Questo sforzo è iniziato nel 2017, inizialmente per il lander Red Dragon, e continua per il loro veicolo Starship».

Colonizzare Marte
Le intenzioni di Elon Musk sono di colonizzare il Pianeta Rosso nel breve periodo. Vi vorrebbe infatti creare una città del tutto autosufficiente entro la metà degli anni ’50. Per farlo senza troppe spese, però, necessita di molte astronavi e della capacità di rifornirle di carburante. Inoltre, la nave spaziale deve essere completamente riutilizzabile.
Per far sì che il piano di Musk funzioni, è fondamentale il metodo di approvvigionamento di carburante su Marte. Non a caso, come combustibile delle astronavi di SpaceX è stato scelto il metano. Adoperando infatti l’energia solare o quella atomica si potrebbe attivare una reazione chiamata “reazione di Sabatier”, capace di trasformare l’acqua e l’anidride carbonica della sottile atmosfera marziana in metano. Il carburante e l’ossigeno ottenuto dall’acqua verrebbero così usati come propellente per i motori delle future astronavi di SpaceX, con la possibilità di utilizzare l’ossigeno anche a bordo delle navicelle durante i viaggi tra la Terra e Marte.
McEwen ha dichiarato che i possibili siti di atterraggio «sono concentrati a basse quote nelle latitudini medio settentrionali, in luoghi in cui vi sono prove di ghiaccio superficiale», cioè dove si pensa che vi siano degli antichi ghiacciai rimasti preservati dopo milioni di anni. Un ulteriore vantaggio di queste zone di Marte è che non sono presenti rocce, quindi non dovrebbero esservi rischi per l’atterraggio delle navette. Inoltre, non essendo troppo vicini alle calotte polari, in questi siti è possibile sfruttare anche l’energia solare, e il fatto di trovarsi a quote basse fa si che la pressione atmosferica sia un po’ più alta e ciò consentirebbe di far funzionare meglio le macchine che produrranno metano dall’atmosfera marziana.

Realtà o fantascienza?
Bisogna comunque dire che ad oggi ci sono ancora parecchie incognite sulla fattibilità del progetto. Innanzitutto, l’astronave della SpaceX non è ancora pronta e per ora non sono stati effettuati dei voli orbitali. Si spera che ciò avvenga nel breve tempo e lo stesso Musk ha affermato che la Starship tenterà la sua prima missione orbitale già nel 2020. Inoltre, ci sono altri problemi da risolvere, ad esempio come estrarre il ghiaccio e come realizzare le strutture che ospiteranno i futuri coloni utilizzando materiali in loco.
Nonostante tali perplessità, SpaceX parte da una buona base, costituita dagli innovativi motori raptor che bruciano metano e ossigeno. Uno di questi motori è stato montato su un prototipo chiamato Starhopper che si è alzato a circa 150 metri dal suolo. Gli ingegneri sono già al lavoro e presto saranno pronti due prototipi più grandi con capacità orbitale, ovvero Starship Mark 1 a Boca Chica, in Texas, e Starship Mark 2 a Cocoa, in Florida.

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