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18.10.2019 - 06:000
Aggiornamento : 09:29

Un nuovo studio dimostra che i farmaci potrebbero portare indietro l’età biologica

Dopo decenni di ricerche ecco la prima prova promettente che un cocktail di farmaci potrebbe invertire l’orologio epigenetico, una misura dell’età e della salute biologica dell’uomo

Nel film “Il curioso caso di Benjamin Button” il protagonista interpretato da Brad Pitt nasce anziano per poi ringiovanire e diventare bambino. Nessuno vorrebbe nascere già vecchio, certo, ma se fosse possibile ringiovanire, portando indietro l’età biologica? La risposta a questa domanda è stata data da alcuni ricercatori americani che avrebbero ringiovanito di 2 anni e mezzo l’età biologica di individui sani, con segni di ringiovanimento anche nel loro sistema immunitario.

Che l’età anagrafica non corrisponda all’età biologica è ormai risaputo anche al di fuori della comunità scientifica. Infatti, fattori genetici e fattori ambientali possono far “invecchiare” in modo differente i vari tessuti del nostro corpo. Ciò vuol dire, in poche parole, che se la nostra età anagrafica segue esclusivamente lo scorrere del tempo, la nostra età biologica viene influenzata anche da fattori genetici e ambientali, come ad esempio lo stile di vita. Serve quindi una metodologia che trascenda il tempo e che possa misurare con una certa oggettività l’età dei nostri tessuti in un determinato momento. Ed è qui che entrano in gioco l’epigenetica e “l’orologio epigenetico” teorizzato dal biomatematico Steve Horvath.

L’epigenetica è quella branca della biologia che esamina determinati processi che avvengono a livello del codice genetico. Pur non alterando il codice genetico, imprimono delle modificazioni particolari che inducono o reprimono l’espressione di alcuni geni, alterando così il fenotipo, cioè la manifestazione dell’espressione genetica. Sfruttando le scoperte nel campo dell’epigenetica, Horvath ha proposto un algoritmo che esamina uno dei processi più conosciuti dell’epigenetica, la metilazione del DNA. Attraverso questo algoritmo, dunque, sarebbe possibile fornire una stima molto attendibile dell’età epigenetica del soggetto a cui appartiene il campione di DNA.

Il focus iniziale del nuovo studio, pubblicato su Aging Cell, non erano gli orologi epigenetici bensì il sistema immunitario. Il team di ricerca, infatti, aveva progettato la sperimentazione per qualcosa di diverso, ovvero guardare gli effetti dell'ormone della crescita umano sul timo , la culla del sistema immunitario. Il timo, nello specifico, è una piccola ghiandola situata nel torace, tra i polmoni e lo sterno, che aiuta a nutrire i globuli bianchi immunitari nella loro piena funzione per combattere infezioni e tumori. Il timo è fondamentale per il mantenimento del sistema immunitario ma è fragile in quanto, superata la pubertà, comincia a ridurre la sua massa e con essa la sua funzione. Una rigenerazione del timo, quindi, rinvigorirebbe il sistema immunitario dei soggetti anziani, fornendo un’arma concreta nella lotta a infezioni e tumori.

Lo studio, denominato TRIIM (Thymus Regeneration Immunorestoration and Insulin Mitigation), si basa su una ricerca condotta su un ristretto trial in cui i genetisti dell’Università della California di Los Angeles hanno reclutato nove uomini di etnia caucasica tra i 51 e i 65 anni. Dopo aver misurato l’età biologica dei tessuti del timo con varie metodologie (in primis quella epigenetica di Horvath) all’inizio del trial, hanno sottoposto i partecipanti ad un cocktail composto da ormone della crescita ricombinante umano (rhGH) e, per contrastare gli effetti diabetogeni di questo ormone, a metformina e deidroepiandrosterone (DHEA). Per tutta la durata della sperimentazione, i partecipanti sono stati sottoposti ad esami di routine, valutazioni dell’età biologica del timo e risonanze magnetiche della zona toracica.

Terminato il periodo di studio e raccolti i dati, i risultati sono stati sorprendenti. È stato infatti constatato un miglioramento delle performance da parte del sistema immunitario e una riduzione degli indici di rischio per gran parte delle malattie legate all’età. Inoltre, è stata osservata una riduzione della matrice lipidica (che dopo la pubertà prende fisiologicamente il posto dei tessuti timici) all’interno del timo e addirittura una rigenerazione dei tessuti timici. I ricercatori, in sostanza, sono riusciti a ringiovanire i tessuti dei partecipanti alla sperimentazione tramite la somministrazione del particolare mix di farmaci.

Tali risultati sono stati una sorpresa sia per il Dr. Gregory Fahy dell’Intervene Immune, autore dello studio, che per lo stesso Horvath. In particolare, usando quattro diversi orologi epigenetici, Horvath ha misurato l'età biologica di ciascun partecipante, scoprendo ogni volta che l’orologio si riavviava. L’età epigenetica dei partecipanti era, in media, 1,5 anni più lenta rispetto a quando avevano iniziato per la prima volta il test. Piuttosto che invecchiare, quindi, si verificava un effetto di “ringiovanimento”, e più a lungo prendevano il farmaco, più velocemente i loro orologi epigenetici sembravano riavvolgersi. Inoltre, i ricercatori hanno osservato come questo processo di ringiovanimento continuasse anche dopo sei mesi dall’interruzione della sperimentazione.

Poiché i risultati sono stati così coerenti e duraturi, Horvath è ottimista, nonostante la piccola dimensione del campione. Ci sono anche altre questioni da comprendere, come il funzionamento concreto dei farmaci, ma indipendentemente da ciò gli esiti sono promettenti. L’Intervene Immune sta ora pianificando una sperimentazione più ampia con una popolazione più diversificata, includendo età, gruppi etnici e generi diversi, per valutarne ulteriormente l'efficacia.

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