ated ICT TicinoEcco perché la telemedicina è migliore di dottor Google

18.01.23 - 07:55
Chiamare il medico anziché fare un salto in ambulatorio.
Ated ICT-Ticino
Ecco perché la telemedicina è migliore di dottor Google
Chiamare il medico anziché fare un salto in ambulatorio.
Sono molte le persone che utilizzano regolarmente la telemedicina. Il motivo è semplice: funziona. E grazie all’intelligenza artificiale diventa sempre più precisa.

Sul web circolano innumerevoli barzellette che iniziano sempre così: il signor Rossi non si sente molto bene, così si mette a cercare i suoi sintomi su un motore di ricerca. Come continua la barzelletta dipende dai risultati della ricerca: una volta il signor Rossi è incinta, un’altra volta è morto da tre giorni e un’altra volta ha una guarnizione della testata difettosa.

Il messaggio nascosto dietro queste barzellette è chiaro: Google non sono strumenti medici e ancor meno diagnostici affidabili. Tuttavia, internet è spesso il primo punto di riferimento in caso di problemi di salute. Perché? Perché consente di risparmiare tempo e la ricerca può avvenire in modo anonimo. Perché alla maggior parte delle persone non piace andare dal medico. Perché proprio quando si è ammalati e si ha bisogno, lo studio medico non ha un appuntamento libero. Perché se si può evitare di sedersi in una sala d’aspetto piena di pazienti è meglio. 

Tutti buoni motivi. Eppure, tutti ne sono consapevoli: un accertamento serio ed affidabile in presenza di sintomi specifici è possibile solo tramite un confronto diretto con uno specialista. Cosa fare allora?

Grazie al telefono per la diagnosi
Per molte persone negli ultimi anni la risposta è stata la «telemedicina». Con lo scoppio della pandemia di Covid-19, la telemedicina ha vissuto una vera e propria crescita. Il paziente comunica
con un medico al telefono, tramite chiamata o videochiamata, spiegando i propri sintomi; il medico a sua volta pone domande mirate ed esegue una diagnosi da remoto. Il successo parla da sé: con Medgate, il pioniere della telemedicina attivo dal 2001 e riconosciuto da tutte le casse malati svizzere, per circa la metà dei casi in cui viene effettuata una consulenza medica di telemedicina non sono necessarie ulteriori cure mediche. In primo luogo, questo alleggerisce in egual misura sia i medici che i vari sistemi sanitari e, in secondo luogo, smentisce anche il più grande pregiudizio nei confronti della telemedicina: visto il sostegno da parte delle casse malati, la consulenza non avverrebbe infatti in modo del tutto professionale, ma basandosi invece in primo luogo sulla riduzione dei costi.

In realtà succede proprio il contrario. Per una prima consulenza la telemedicina è la scelta perfetta. Questo è reso possibile anche grazie all’importante progresso nel settore della Digital Health. La telemedicina utilizza sempre più spesso app intelligenti per smartphone, grazie alle quali si può usufruire senza difficoltà di varie consulenze mediche. Medgate, ad esempio, offre un’app straordinariamente capace.

La Medgate App messa alla prova con il test di autovalutazione: intuitiva e sorprendente Nel test di autovalutazione la Medgate App mostra tutto ciò di cui è capace: si configura in pochi
istanti e chi ha già dimestichezza con gli smartphone, riuscirà facilmente a capire come utilizzarla. Per prima cosa, viene scansionata la mia tessera d’assicurazione malattia e vengono verificati i miei dati. Dopo aver indicato i sintomi, l’app mi pone alcune domande e, se necessario, mi propone anche di prenotare un teleconsulto con un medico di Medgate. Ad esempio, se ho sintomi riconducibili a una malattia respiratoria, mi invita a tossire nel microfono del mio smartphone. Grazie ai rumori della tosse, l’app riconosce in modo affidabile diversi quadri clinici e trasmette i risultati ai medici curanti di Medgate per ulteriori accertamenti. Ai tempi del coronavirus ci troviamo di fronte a un miracolo medico-tecnico che aiuta a evitare visite inutili in ambulatorio e quindi sale d’attesa piene di pazienti.

Intelligenza artificiale – o competenza umana?
Oggi chi utilizza la Medgate App si avvale, senza saperlo, delle conoscenze collettive di medici, raccolte sulla base di oltre otto milioni di casi medici. Infatti, già dall’inizio del millennio, i medici di Medgate hanno assistito milioni di persone, ne hanno registrato i sintomi, preso decisioni diagnostiche e annotato tutto in modo strutturato negli atti medici. Il risultato: la maggior parte dei quadri clinici è già registrato ed è ben documentato, ad esempio, se tramite la sola consulenza al telefono o con videochiamata e il relativo trattamento è stato possibile risolvere un determinato problema.

Grazie all’impiego dell’«intelligenza artificiale», la Medgate App comunicherà al paziente a chi rivolgersi per la risoluzione del suo problema. Stabilisce quali domande porre al paziente per trovare il maggior numero possibile di casi simili ed escludere dal confronto casi di tutt’altra natura. A tal fine, l’app lavora con un gran numero di dossier medici in forma anonima. Qui, «intelligenza artificiale» è volutamente racchiusa tra virgolette. Infatti, la macchina non inventa nulla, ma si avvale della logica decisionale umana e della competenza medica, ovvero della competenza di tutti i medici che nel corso degli anni hanno assistito i pazienti di Medgate.

I dati sono al sicuro
Anche per quanto riguarda la protezione dei dati, la Medgate App è molto più affidabile rispetto al motore di ricerca: la trasmissione dei dati, infatti, avviene secondo gli stessi standard di sicurezza a cui sottostanno anche gli studi medici convenzionali. Ed è proprio Swisscom a garantire che i dati siano trasmessi in modo sicuro.

La pandemia accelera non solo la digitalizzazione ma anche la telemedicina. Nei prossimi anni le applicazioni di assistenza sanitaria basate su algoritmi cambieranno radicalmente la nostra
comprensione della diagnostica e del trattamento, a vantaggio di medici e pazienti, ma anche del sistema sanitario in generale. E nessuno capirà più le barzellette raccontate all’inizio. Una situazione che la maggior parte di noi probabilmente accetterà volentieri. 

Di Ivana Sambo, Swisscom, delegata affari istituzionali e relazioni con i media

COMMENTI
 
Bilbo 2 sett fa su tio
E c’è lo dice un giornalista 😂
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