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ated ICT TicinoEco design e bioenergia per una nuova sostenibilità

18.08.22 - 09:25
Intervista con Francesco Romagnoli, un esperto con specializzazione in Life Cycle Assessment ed Eco-design.
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Eco design e bioenergia per una nuova sostenibilità
Intervista con Francesco Romagnoli, un esperto con specializzazione in Life Cycle Assessment ed Eco-design.
Il professore ci parla (anche) del caso virtuoso della Svizzera.

Si parla sempre con maggiore frequenza di sostenibilità applicata all’edilizia e, a causa di eventi geopolitici particolarmente complessi cui assistiamo, anche di sostenibilità in relazione all’energia. E infatti su entrambi gli ambiti, esistono già da anni professionisti che si sono specializzati per esempio nell’eco-design, o che analizzano con grande attenzione nuove fonti bioenergetiche. Quindi, da un lato si studia con l’eco-design la realizzazione di prodotti o progetti, che non vadano a impattare negativamente sull’ambiente e riducano al minimo l’impronta umana sul nostro pianeta Terra. Dall’altro lato, è sempre più evidente che sia quanto mai urgente accelerare la spinta verso una transizione energetica in chiave ecologica. E proprio per capire meglio quali siano approcci e metodi, che possono aiutare il nostro adattamento ai cambiamenti climatici e alla necessaria salvaguardia del nostro pianeta Terra, abbiamo intervistato Francesco Romagnoli, Professore ordinario presso l'Istituto di Sistemi Energetici e Ambiente dell'Università Tecnica di Riga. Un esperto con specializzazione in Life Cycle Assessment (LCA, ovvero l’analisi del ciclo di vita e dell’impronta ambientale di un bene o servizio) ed Eco-design, che ci ha raccontato come la Svizzera sia un Paese particolarmente virtuoso in questo ambito.

Professor Romagnoli, ci spiega bene in cosa consiste l’Eco-design, che è oggetto dei suoi studi e in modo particolare il Life Cycle Assessment (LCA)?
Per rispondere in modo esaustivo occorre partire da un’importante considerazione e prospettiva. L’odierno mercato globale è variegato e complesso. Giornalmente ognuno di noi si confronta con la possibilità di scegliere tra svariati prodotti, nonché servizi, necessari a soddisfare le proprie esigenze. Quindi, ogni azienda o persona fisica in ogni sua scelta ha un impatto sull'ambiente circostante che altera le sue iniziali condizioni “naturali”. Pertanto, risulta necessario diminuire il consumo di risorse e l'inquinamento ambientale, creando allo stesso tempo il massimo beneficio da un punto di vista economico e sociale.
Su questa visione nasce il concetto di design ecologico o Eco-design strettamente legato al concetto di Sviluppo Sostenibile, che mira valutare le fattibilità ambientale ed economica attraverso soluzioni di design ottimizzate considerando l'intero ciclo di vita del prodotto dalla scelta della materiale prime fino alla fine-vita.

L’LCA è quindi lo strumento quantitativo che ci permette di poter valutare soluzioni con una migliore sostenibilità ambientale attraverso scelte più ecologiche valutate appunto durante la fase di design del prodotto. L'LCA è uno degli strumenti maggiormente usato in Ecodesign per la valutazione dell’impronta ecologica. Essendo uno strumento standardizzato permette di determinare gli impatti ambientali durante l'intero ciclo di vita del cioè dall'estrazione delle materie prime, fino al riciclaggio, riutilizzo e smaltimento finale. In questo modo è possibile identificare i processi di maggiore impatto che necessito quindi di particolare attenzione. Inoltre, restituendo una valutazione quantitativa del carico (o impronta) ambientale, la metodologia LCA fornisce al consumatore la possibilità di scegliere in maniera consapevole i prodotti più sostenibili. Questo è quello che sta avvenendo attraverso la campagna di sensibilizzazione e promozione dell’Etichettatura Ambientale del prodotto (tra le quali la Dichiarazione Ambientale del Prodotto). Tale valutazione avviene attraverso specifiche categorie di impatto che definisco i meccanismi di impatto tramite i loro effetti misurati con specifici indicatori.

Un’altra area di analisi su cui si concentra riguarda il biogas ed in modo più esteso della sostenibilità energetica attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili. Si tratta di soluzioni che sono di grande attualità, anche in considerazione degli evidenti cambiamenti climatici e dei rischi connessi a un’eccessiva dipendenza energetica verso alcuni Paesi specifici. Quali sono i percorsi che secondo lei è più opportuno intraprendere ad oggi?
La Sostenibilità energetica, includendo in tal senso anche l’utilizzo di biogas come fonte di bioenergia, è di evidente attualità sia relativamente ai sempre più evidenti cambiamenti climatici sia alla luce dell’attuale crisi sulla sicurezza energetica derivante dal conflitto Russia-Ucraina. È opportuno soffermarsi sua quali siano le strategie attuali a livello europeo. Le politiche su clima ed energia si stanno riformando a seguito della sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, allo scopo di contenere l’aumento della temperatura media globale sotto la soglia di critica 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Su tale linea l’Unione Europea (UE) ha presentato nel 2015 il “Pacchetto clima-energia 2030” con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990, entro il 2030. La quota parte di energie rinnovabili rispetto ai consumi complessivi al 2030 sarà del 32% insieme ad una diminuzione dei consumi di energia primaria del 32,5% rispetto all’andamento tendenziale stabilito nello scenario energetico di riferimento adottato dalla Commissione. In questo contesto, il ruolo del biogas come riconversione energetica di rifiuti biodegradabili, sia di origine urbana che dal settore della silvicoltura e dell’agroindustria, risulta cruciale, così come l’utilizzo di biomasse per biocombustibili di terza generazione come le alghe che evitino il ben noto dilemma etico “cibo o energia”.
Durante questa fase di transizione verso la neutralità emissiva rivesta un’importanza strategica la diminuzione della dipendenza energetica attraverso una pianificazione virtuosa che possa pertanto ottimizzare la transizione energetica.
Su cosa quindi concentarsi? Innanzitutto, su una modica delle infrastrutture energetiche al fine di proporre un sistema capace di promuovere ed integrare fonti rinnovabili in maniera più efficiente, efficace ed intelligente, per esempio attraverso le “smart grid” energetiche.
Oltre però ad investimenti sia per l’innovazione tecnologica che per il miglioramento della resilienza energetica, occorre senza dubbio promuovere il cambiamento delle abitudini energetiche in una comunità sia attraverso una maggiore sensibilizzazione sul risparmio energetico che attraverso la possibilità di monitoraggio energetico attivo da parte dell’utente stesso.

Infine, volendo stilare un’ideale classifica dei Paesi meglio attrezzati sotto il profilo della diversificazione energetica e l’attenzione verso l’Eco-Design e la spinta bioenergetica, quali sono gli Stati più virtuosi? E come si colloca la Svizzera??
La domanda è davvero interessante soprattutto nell’ottica delle attuali dinamiche politiche. Gli sforzi dell'UE per realizzare un'economia a emissioni zero sono implementati nel Green Deal Europeo, che tuttora rappresenta la migliore road-map e quindi la migliore opportunità per rafforzare tempestivamente la sicurezza energetica europea attraverso una diversificazione energetica ragionata.
La valutazione della diversificazione energetica risulta, però, complessa dovuta alla struttura del sistema energetico per se e agli attori che ne fanno parte. Guardando per esempio la percentuale della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nei paesi dell’UE, considerando anche il Regno Unito e Svizzera, sono diversi i paesi con quote superiori al 30%, per esempio, la Lettonia, dove attualmente risiedo, con circa il 42% di percentuale di utilizzo di fonti rinnovabili per energia elettrica, insieme a Svezia, Finlandia e Austria risulta tra gli stati più virtuosi. La Svizzera con più del 55% dell'elettricità proveniente da fonti idroelettriche ed una consistente quota parte da bioenergia, impianti solari fotovoltaici e turbine eoliche si colloca anch’essa nella fascia dei paesi virtuosi.
A livello di UE, ed esteso al contesto svizzero e britannico, è fondamentale garantire forniture di energia sicure e convenienti con una maggiore diversificazione delle rotte di approvvigionamento tali da ridurre la dipendenza da paesi terzi o da fornitori unici trovando altre risorse energetiche. Nonostante ciò, la dipendenza Europea da fonti energetiche da stati terzi è ancora alta.
In questo contesto l’Eco-design insieme all’LCA rappresentano una combinazione efficace nelle quantificazioni dei possibili miglioramenti energetico-ambientali anche in ottica di diversificazione energetica. L’eco-design potrebbe aiutare infatti a ridurre i danni delle attività industriali, ad ottimizzare i processi produttivi e a verificare l’effetto di strategie o materiali innovativi in un’ottica della maggiore sostenibilità energetica. Inoltre, l’aspetto quantitativo dell’LCA fornisce un valore aggiunto a supportare gli obiettivi proposti sia nel Green Deal che in ciascun piano nazionale per l’energia e il clima.

In Svizzera, ma come in diversi altri contesti europei, sono diversi i contesti nel quale un approccio Ecodesign-LCA risulta essere implementato: come quello degli appalti verdi pubblici nei settori edile, energetico, agricolo e della mobilità; in iniziative parlamentari e in diversi comitati di valutazione ambientali anche rivolti alla valutazione dell’impronta ambientale nazionale. Pertanto, la Svizzera si pone certamente come uno dei leader virtuosi nell’implementare soluzioni di eco-design attraverso la metodologia LCA.
Inoltre, è svizzero anche uno dei più conosciuti ed utilizzati database per la creazione di modelli LCA utilizzato in diversi software di LCA.

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