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Cristina Giotto
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ATED
12.02.2020 - 09:100

Cellulare sì o cellulare no a scuola?

Il dibattito sull’uso dei cellulari lasciati nelle mani dei più piccoli è tornato in auge. Una risposta costruttiva arriva da ated4Kids

 

La scuola in Ticino è al centro di un “caso cellulari” e si appresta a vivere un deciso giro di vite per quanto riguarda il loro utilizzo a scuola. La commissione parlamentare ha, infatti, firmato all'unanimità il rapporto sulla mozione proposta per chiedere che i telefonini siano spenti anche durante le pause, come nel canton Vaud. Le nuove disposizioni, se troveranno il sostegno del Gran Consiglio, si applicheranno in tutte le sedi dell'obbligo e, in particolare, nel mirino ci sono le medie. Le infrazioni saranno punite con severità e si parla di sequestro temporaneo del cellulare e di avvertimento ai genitori.

«È divampato in questi giorni il dibattito sull’uso dei cellulari e le posizioni si sono polarizzate fra chi chiede a gran forza di proibirne l’uso e chi propone di consentirne l’utilizzo – commenta Cristina Giotto Direttrice e Membro di Comitato di ated – ICT Ticino. In realtà, anche in questa circostanza dovremmo provare a essere concreti e costruttivi, prendendo per mano i nostri ragazzi e aiutandoli a comprendere le incredibili opportunità e che un cellulare o tablet possono avere. Solo in questo modo, potremo anche guidarli nell’avere consapevolezza dei rischi che uno smartphone innegabilmente implica, se usato male. Peraltro, i nostri ragazzi sono nativi digitali e sono totalmente immersi nella cultura tecnologica. Quindi, proibire loro l’utilizzo di strumenti, che noi adulti abbiamo in mano costantemente e che consultiamo centinaia di volte al giorno, è quasi paradossale. Ma proprio in ottica propositiva come ated-ICT Ticino abbiamo provato a ribaltare il senso della questione, scendendo in campo con un ampio spettro di corsi promossi a partire dai doposcuola delle scuole elementari con il progetto ated4Kids. E i risultati che osserviamo, in termini di apprendimento e uso consapevole della tecnologia, sui nostri ragazzi e ragazze sono sorprendenti. Questo perché la formazione unisce il gioco all’apprendimento di materie complesse, ma fondamentali per il futuro dei nostri figli. Li prepariamo, infatti, a sperimentare, a sfidarsi in gare a squadre, ad avere i primi rudimenti in tema di privacy e rischi connessi, a scoprire cosa c’è dietro la tecnologia, aiutandoli a gestirla e addirittura a costruirla, come è il caso, ad esempio, dei tornei di robotica. In questo modo, la tecnologia diventa un’alleata e non una minaccia, perché si impara a controllarla nel suo funzionamento.

Mi fa piacere anche ricordare che come ated4Kids sosteniamo da alcuni anni il programma denominato Roboticminds, che si rivolge a ragazze e ragazzi dai 9 ai 16 anni. I nostri giovani hanno così la possibilità di sperimentare divertendosi la robotica educativa, guidati dai nostri mentor di ated4Kids. E nel vederli al lavoro, ad esempio, durante le sfide della FIRST® LEGO® League si comprende come progettualità, passione, capacità nel lavoro in gruppo e competenze tecniche si mescolino perfettamente. Ma queste sono proprio le competenze che imprese e mondo del lavoro stanno richiedendo ai professionisti e che diventano una variabile competitiva di fondamentale importanza nelle nuove professioni digitali. Sarebbe bello che sia le istituzioni scolastiche, sia le aziende si mettessero sempre più in gioco, magari sostenendoci nell’avviare percorsi insieme per scoprire i nuovi talenti informatici del futuro!»

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