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20.11.2019 - 13:330

Baloise ringrazia la digitalizzazione: «Ora siamo più vicini alla gente»

Così l’innovazione - e la cyber security - hanno cambiato (anche) il mondo assicurativo. «Il nostro compito? Fare informazione»

Silenziosa entra nell’immaginario quotidiano: e arriva il giorno in cui pare sia sempre esistita. Invece, era impensabile fino a pochi anni fa: trovare la parola Cyber nelle brochure di un’assicurazione, sintesi arcana di un pericolo che a fatica si riconosce tale.

Troppo piccoli, troppo lontani dai centri del business più maturo, per essere appetibili dagli hacker. Così ancora si vedono gli imprenditori del Ticino. «Quando ne parliamo con i clienti, la prima risposta è che a loro non succederà mai di essere presi di mira». Succede invece, testimonia Michelangelo Venturo, agente generale e membro di direzione, distribuzione e marketing di Baloise, che ha introdotto la copertura contro gli attacchi informatici a partire dallo scorso anno. «Un cliente che ne è rimasto vittima già lo abbiamo avuto. Gli abbiamo pagato tutto il danno. Un altro, invece, non aveva ancora aderito. Peccato, anche perché il premio è davvero alla portata di tutti. Capita, una volta letto l’importo, che ci chiedano se non ci sia per caso un errore di calcolo».

Che si adatta, effettivamente, al grado di tutela che un’azienda già realizza per se stessa. «Maggiori sono le misure di prevenzione già in atto, meno si paga». La consapevolezza di un rischio che è cresciuto svelto, però, rimane scarsa, o comunque insufficiente. «Le richieste che riceviamo per iniziativa del cliente sono ancora poche. Piuttosto, siamo noi che andiamo nelle ditte a parlarne. Oppure organizziamo eventi, conferenze con esperti. La gente viene, ascolta. Poi però non sottoscrive. È convinta di non avere bisogno di protezione».

Nessuna sorpresa, del resto, per chi è del mestiere. In fondo, racconta Venturo, è sempre andata così, per ogni prodotto vecchio o nuovo. «Faccio questo lavoro da ventisette anni e l’esperienza me l’ha insegnato. Finché non si tocca con mano il problema, non si corre ai ripari». Una violazione dei dati, però, non è come il furto di una macchina. Può mandare a monte contratti, credibilità, reputazione; futuro. «Il cambiamento è un passo obbligato: per stare sul mercato, bisogna innovare. E il digitale porta tanti vantaggi, ma anche tanti rischi, che si evolvono rapidamente. Anche noi, come assicurazione, dobbiamo stare al passo, garantire aggiornamenti».

Non resta che una strada, quella dell’informazione, che Baloise ha deciso di percorrere al pari degli altri. A tutto campo: con Ated, che sostiene dal 2016 apprezzandone «l’orientamento verso le nuove tecnologie e l’apertura a un pubblico variegato, come quello dei bambini»; con i social, i video su YouTube, i corsi di formazione. E con il buon esempio. La digitalizzazione che tutto riguarda e tutto stravolge non ha certo tagliato fuori la realtà assicurativa. Il rapporto con il cliente, per esempio, si è fatto giocoforza più snello, a portata di click. «Ne bastano due per assicurare la propria economia domestica». I sinistri si possono annunciare tramite chatbox, in un paio di minuti. In pochi passaggi si può stipulare online un’assicurazione sulla vita. «Inoltre abbiamo cambiato i pc ai nostri collaboratori», così che il rapporto col cliente sia più diretto, meno schermato da barriere verticali. «Abbiamo aperto pagine social, ogni consulente ha un profilo LinkedIn attivo». Insomma, «la digitalizzazione ci ha dato l’occasione di farci più vicini alla gente».

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