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CANTONE
22.10.2019 - 06:000

Convertita con riserva

Elena Cavadini è traduttrice diplomata in inglese e tedesco della Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Milano e responsabile del settore traduzioni della ditta SayIT SA di Novazzano

Nei miei 30 di attività come traduttrice sono stata testimone di grandi progressi tecnologici: dalla macchina per scrivere tradizionale al PC, dall’invio postale delle traduzioni alla posta elettronica e al cloud, dal lavoro di ricerca in biblioteca e su testi specialistici a Internet, per non parlare della “sparizione” dei dizionari cartacei, soppiantati dalle versioni online.

Ogni cambiamento all’inizio è stato un po’ destabilizzante, ma nel giro di poco tempo si è sempre rivelato positivo e la professione ne ha sicuramente tratto giovamento in termini di qualità e rapidità di esecuzione e trasmissione delle traduzioni al cliente.

L’ultimo cambiamento che ho dovuto affrontare è stato l’adozione di CAT tools. Breve spiegazione per i non-traduttori: CAT è l’acronimo di computer assisted translation, ossia traduzione assistita dal computer.

La CAT, da non confondersi con la traduzione automatica (in inglese machine translation), si avvale di un software che velocizza il processo di traduzione, in quanto memorizza i testi sorgente e le traduzioni, in modo da poterli riutilizzare in seguito.

Ebbene, ho faticato un po’ a compiere questo passo. Tanto per cominciare, le prime versioni di questi strumenti non erano affatto intuitive e richiedevano la frequentazione di corsi appositi, e in secondo luogo nutrivo seri dubbi sulla loro validità. Soprattutto temevo si traducessero in un generale appiattimento dei testi. Per cui ho resistito strenuamente, fino allo scorso anno, quando a malincuore mi sono resa conto dell’inevitabilità di questo passo.

A distanza di un anno posso dire di essermi “convertita”, seppur con riserva.

Le ultime versioni dei software sono semplici, intuitive e consentono l’utilizzo immediato degli strumenti. Se si lavora in modo continuativo per un cliente, l’accesso immediato a nomi di prodotti, slogan pubblicitari e in generale a testi precedenti, consente un enorme risparmio di tempo. Quanto al temuto appiattimento di espressione, spetta al traduttore valutare di volta in volta se riprendere pedissequamente i testi precedenti o aggiornare il linguaggio. In conclusione, i software CAT sono utilissimi nella traduzione di testi che si ripetono sempre uguali, salvo poche variazioni (si pensi per esempio alla manualistica) e per l’unitarietà terminologica, meno nella traduzione di testi più creativi. Ma per questo, fortunatamente, ci sono i traduttori.

Elena Cavadini

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