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15.06.2019 - 08:000

Il coraggio di essere unici: gente che guarda in faccia l’invisibile

Il primo Visionary Day del Canton Ticino è in programma per il 18 settembre a Lugano

 

LUGANO - Da Galileo a Einstein fino a Elon Musk, avere una visione che precorre i tempi ha sempre generato solitudine, incomprensione e giudizi spietati; fino a quando un certo visionario, un giorno di qualche anno fa, disse: «Stay foolish».

Amleto aveva una visione quando guardava il padre andargli incontro con l’incedere inquieto di uno spettro. Anche don Chisciotte aveva una visione mentre si scagliava lancia in resta contro le pale dei mulini che a lui parevano giganti. Per non parlare di Galileo che professava il moto della terra attorno al sole quando tutto il mondo era fermamente convinto del contrario.

Martin Luther King e Nelson Mandela sognavano che bianchi e neri potessero vivere e convivere con pari diritti.

Personaggi reali o immaginari, della fantasia o della storia, uomini di potere, di scienza o di intelletto, sognatori con qualcosa in comune: essere rifiutati da coloro che, allontanati da coloro che non comprendono e molto spesso chiamati, semplicemente, folli.

Eppure «le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia»: parola del filosofo Erasmo da Rotterdam in difesa di quei tanti saggi che in principio furono considerati sciocchi, precursori del mondo a venire, dotati di un’intuizione e condannati a restare a lungo profeti nel deserto.

Per nulla facile, su questa nostra terra, essere degli Einstein; seguire le proprie convinzioni passando a capo chino in mezzo ai pregiudizi di chi deride i cosiddetti “visionari”.

Coloro, cioè, che sono «distinti da un’eccitata fantasia applicata all’elaborazione di idee inattuabili» (Devoto-Oli); gente che «ha visioni, apparizioni soprannaturali o allucinazioni visive» e «immagina o ritiene vere cose non rispondenti alla realtà» oppure «elabora disegni inattuabili» (Treccani); chi «crede reali cose inesistenti, formula progetti irrealizzabili» (Garzanti).

Spietati i dizionari d’italiano, con le loro definizioni che non lasciano scampo e speranza. La medesima di cui parlava George Washington «Dove non c’è visione, non c’è speranza», disse un giorno con l’accento marcato della sua Virginia.

Ovvio che poi si prenda a prestito l’inglese - di Londra o degli Stati Uniti fa lo stesso - per organizzare il primo Visionary Day del Canton Ticino, il 18 settembre a Lugano.

Visionary, non Visionario, che sembrano la stessa cosa ma sono falsi amici nella traduzione delle lingue. Accezione positiva il primo, negativa l’altro, a indicare chi insegue un miraggio senza consistenza né futuro.

Il futuro l’avevano, invece, le teorie di Einstein, bocciato al test d’ingresso del Politecnico di Zurigo; la musica di Beethoven, dotato della presunzione di comporre ciò che non avrebbe mai ascoltato; la perseveranza di Nelson Mandela, rinchiuso per 27 anni in carcere; il coraggio di Galileo, accusato di eresia e abiurato dalla stessa Chiesa.

O ancora l’infanzia faticosa di Thomas Edison, bambino povero che vendeva caramelle sopra i treni poi operaio licenziato perché «improduttivo e inetto».

Persone sole come chi non ha eguali; incomprese dai più, denigrate da chi non si eleva dalla media, perché si può esser visionari in differenti modi, in tanti campi, ma l’accoglienza suppergiù nei secoli e fra le generazioni è stata la stessa.

A 9 anni, Steven Hawking pare avesse i voti peggiori della classe. E che dire di Steve Jobs, quello del “Stay hungry, stay foolish”, che a un tratto Apple si lasciò scappare come fosse uno dei tanti. Ma perché non ricordare Ingvar Kamprad, alias Mr Ikea, che sognava di rendere il design alla portata di chiunque e intanto, per campare, distribuiva scatolette di fiammiferi.

Hanno avuto ragione loro, su cui nessuno, ai rispettivi albori, avrebbe scommesso qualche soldo. Succede ancora adesso, a tanti nomi sconosciuti e pure a quelli che nel frattempo si sono fatti strada. Elon Musk, tanto per citare un altro esempio noto. Non gli basta l’auto elettrica che si guida da sola; vuole collegare il cervello umano con l’intelligenza artificiale, trasportare individui e merci dentro capsule e tubi ad aria forzata, organizzare viaggi sulla luna. C’è chi lo prende in giro, lo invita a restare con i piedi piantati sull’asfalto e a pensare, piuttosto, alle difficoltà della sua Tesla.

Se non tradirà il finale, accadrà che ci andremo per davvero, in gita nello spazio come vagheggia lui. In fondo è esattamente questa la visione: non descrivere ciò che in qualche modo già esiste, ma ciò che non c’è ancora. «L’arte di vedere le cose invisibili», diceva Jonathan Swift. Aguzzando la vista e l’ingegno, come il suo Gulliver in mezzo a tanti piccoli lillipuziani.

Ultimi giorni per acquistare il biglietto “earlybird”.

Maggiori informazioni nella pagina dell’evento www.visionaryswiss.ch

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