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ATED
17.05.2019 - 10:480

Sedici anni, le idee chiare e la voglia di mettersi sempre in gioco

Vi raccontiamo il capitano della squadra Smilebots Pietro Botturi

 

Non ho mai incontrato Pietro Botturi di persona, ci siamo sempre sentiti al telefono. La prima cosa che ho notato, e forse questo aiuta a sfatare i luoghi comuni di cui spesso abusiamo, è la sua lenta reazione sui social. Pietro non è sempre online e non è sempre connesso. Ai miei messaggi su Messenger risponde dopo qualche ora o affatto perché non li vede. Se lo chiamo su whatsapp non mi risponde perché ha il telefono in modalità silenziosa. Alla mia domanda come mai non sia così «scattante alla risposta», i giovani insomma dovrebbero esserlo, così almeno crediamo, mi dice «devo studiare». Bravo Pietro.

Bravo anche perché così giovane già si impegna nelle cose che gli piacciono e, soprattutto, pensa agli altri e al valore della condivisione, all'importanza del gioco di squadra e non soltanto nell'ambito del gioco o delle sfide.

Grande appassionato di musica, suona il violoncello e fa parte dell'orchestra giovanile della Svizzera italiana. Suona insieme ad altri cinquanta ragazzi e la dimensione collettiva è un qualcosa che apprezza molto «suonare da solista non dà le stesse emozioni e le stesse soddisfazioni. Suonare insieme agli altri è come giocare in una grande squadra nella quale si lavora insieme per un risultato comune». Come ci è arrivato Pietro alla musica e al violoncello? In modo molto semplice quando in seconda elementare ha avuto la possibilità di scegliere uno strumento «ho scelto il violoncello perché si suona stando seduti e io sono molto pigro». La passione non nasce in famiglia ma Pietro ha contagiato tutti, ora anche le sue tre sorelle suonano «la viola, la fisarmonica e il flauto dolce». Penso subito a casa sua quando devono esercitarsi tutti insieme e ognuno per sé «le stanze non sono insonorizzate e quando suoniamo tutti insieme c'è un bel casino!».

Un'altra peculiarità di questo giovane ragazzo è il suo essere pragmatico e ben ancorato con i piedi per terra, difficile distoglierlo dai suoi obiettivi.

Come vi avevo raccontato in questo articolo Pietro non solo è il capitano degli Smilebots ma ha anche co-fondato questa squadra che da sei anni partecipa alle gare della First Lego League.

Quest'anno con particolare successo perché per la prima volta i ragazzi, insieme ai loro mentor e coach, si sono classificati per la grande finale di Detroit. Un'occasione e un risultato incredibile. Chiedo a Pietro come è andata dando per scontato che anche lui ci fosse. «Non sono andato. Dovevo studiare per gli esami e dunque non sono andato. È stata la scelta giusta, gli esami infatti stanno andando bene». Non è tutto. Avevo parlato con lui prima di questo grande evento e gli chiesi se non era emozionato per questa grande opportunità «sì è una grande soddisfazione ma incontreremo squadre preparatissime provenienti da ogni parte del mondo. Il bello sarà partecipare ma per il resto non avremo chance».

La squadra invece è arrivata dodicesima. Nonostante ciò, Pietro è uno di quelli che guarda sempre avanti e alza sempre l'asticella. Raggiunto un risultato si concentra sul prossimo, non si gongola nelle soddisfazioni o i meriti raggiunti, l'importante è fare sempre meglio. A sedici anni non mi sembra poco, e questo suo atteggiamento gioverà senz'altro a lui e agli Smilebots quando tra un anno, per superamento di età, diventerà co-coach.

Belli questi giovani che fanno parte di ated – Ict Ticino e delle attività che promuove nel campo della tecnologia creando un humus virtuoso nel quale crescono piantine forti e salde che si sostentano delle risorse di tutte per risplendere tutte insieme, ognuna con le sue capacità, le sue peculiarità e la voglia di condividere un percorso, una conoscenza, un sogno.
 

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